(RI) - Il Presidente di Unioncamere Basilicata Pasquale Lamorte, sul tema delle royalties petrolifere, lancia l'idea di istituire dalle risorse naturali un Fondo finalizzato per lo sviluppo regionale: "Il presidente della provincia di Matera, nei giorni scorsi, ha rispolverato una questione di grande attualità parlando delle estrazioni petrolifere e dell’utilizzo delle royalties. Due le proposte: rinegoziare gli accordi con le multinazionali del petrolio ed estendere i benefici derivanti dalle risorse rinvenienti dall’oro nero anche al territorio del materano. Il primo punto appare fortemente problematico e meritevole, in ogni caso, di rigorosi approfondimenti sia sul piano amministrativo che giuridico. Il secondo tema, invece, apre il fronte a diverse riflessioni. La proposta, a prima vista, rischia di apparire non credibile e di pura impronta campanilistica. Come era facile immaginare essa ha suscitato qualche reazione negativa, a difesa di presunti diritti territoriali, mentre il pressocché generale silenzio induce ad affrontare la questione senza infingimenti.
E’ preferibile, quindi, riprendere il tema dell’utilizzo delle royalties petrolifere con assoluta oggettività, perché si possa finalmente sancire un principio generale, che stacchi con il passato: destinare i proventi derivanti dalle risorse naturali (acqua, petrolio, gas, ecc.) a beneficio dell’intero territorio lucano. In che modo? Magari attraverso la costituzione di un Fondo finalizzato su cui convogliare parte di queste risorse, destinate ad alimentare alcuni progetti strategici di vasto respiro.
Va da sé che il Fondo rimane sempre e solo uno “strumento” finanziario, benchè in grado di assicurare snellezza e semplificazione per l’attuazione di azioni di sviluppo. Sarebbe, pertanto, vana la sua costituzione, in carenza di una efficace concertazione fra Istituzioni e soggetti sociali, nonché di un rilancio effettivo della programmazione regionale, ambedue in pericoloso declino.
Ovviamente, il regolamento per l’utilizzazione del Fondo potrebbe prevedere priorità ed intensità di aiuto diversificate sul territorio. Si tratterebbe in altri termini, di individuare poche e selezionate azioni strategiche in grado di accelerare il processo di modernizzazione della Basilicata, nel suo apparato produttivo e nel campo delle infrastrutture, sia materiali che immateriali.
E’ tempo ormai di abbandonare particolarismi, localismi ed individualismi, per mettere a frutto le migliori energie al servizio di un progetto innovativo, oltre che effettivamente “coinvolgente” l’intera comunità regionale. Una piccola Regione come la Basilicata, insomma, rischia di compromettere seriamente il suo futuro se non ricompone in tutti i campi, dalle istituzioni alle politiche per lo sviluppo, una forte unità e solidarietà regionale.
La perdita progressiva e costante di una armonica visione regionale, del resto, ha recentemente influito negativamente persino sulle scelte operate dai partiti al punto che, mentre il PD ha negato alla provincia di Potenza la rappresentanza di Senatori, lo stesso ha fatto il PdL con i Deputati, a danno della provincia di Matera.
Il treno dello sviluppo non è ancora perso, ma occorre fare presto ad invertire la rotta. Il regime di phasing out da un lato e l’introduzione del federalismo fiscale-territoriale dall’altro, ci pongono di fronte a scelte non più procrastinabili, per disegnare la traiettoria di uno sviluppo locale che esalti il principio di economie solidali.
E’ giusto, infine, essere consapevoli che imboccare questo sentiero significa frantumare egoismi, abitudini, interessi economici e sociali consolidati e tipici di una visione miope ed asfittica. Si tratta di una sfida difficile, quindi, ma fondamentale se si vuole immaginare per la Basilicata un modello di sviluppo alternativo. Occorre, in conclusione, che la classe dirigente prenda coscienza del proprio ruolo, non si lasci irretire dalla gestione del quotidiano e punti ad alzare l’asticella delle ambizioni di questa Regione, perché solo un alto tasso di competitività del suo territorio la pone al riparo da derive pericolose".
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