Associazioni ambientaliste su caccia riserva San Giuliano

punti apici 24/08/2012
ore 15:43
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BAS“E' necessario contenere la popolazione dei cinghiali per ridurre e limitare i danni da questi arrecati e soprattutto per ridefinire equilibri ecologici che questa specie tende a sconvolgere a proprio favore, ciò va fatto con metodi compatibili all'ambiente”. E’ quanto si legge in una nota congiunta di: associazione Falco Naumanni,  associazione Lanius, Città Plurale- Matera,   Fondo Ambiente Italiano – Matera,  Forum Ambientalista –Pomarico,  Lipu  -Lega Italiana Protezione Uccelli,  Movimento Azzurro Murge,  Mutamenti a Mezzogiorno,  Wwf – Matera, diffusa da Pio Abiusi. “Il Parco Nazionale del Pollino – prosegue l’esponente di Città plurale -  promuove la divulgazione e l'istallazione dei chiusini per catturare gli ungulati, stessa cosa sta accadendo al Parco delle Chiese Rupestri e della Murgia Materana. In tutte e due i casi siamo in presenza di territori ampi dove l'attività antropica è presente e, malgrado tutto non si fa ricorso ai cosiddetti selecontrollori. La Provincia di Matera alla quale è affidata tra l'altro la cura della Riserva regionale Orientata di S. Giuliano invece di predisporre idonei capanni per l'osservazione dell'avifauna (il cosiddetto Birdwaching), costruisce altane per la caccia grossa al cinghiale. La disattenzione nei confronti di questa riserva naturale è massima. Tempo addietro come associazioni ambientaliste e della cittadinanza attiva chiedemmo alla protezione civile di non utilizzare l'invaso come zona di addestramento degli aerei in loro dotazione per la lotta agli incendi. Non facemmo altro che chiedere l'applicazione del Regolamento redatto dalla Provincia di Matera ed in vigore da oltre 5 anni eppure nessun dirigente di quella amministrazione si è degnato in passato ed ancora oggi di chiederne il rispetto. Dove non riesce la Pubblica Amministrazione riesce il Volontariato. La Riserva di S. Giuliano è composta da oltre 1/3 di acqua ed oltre la metà del territorio è rappresentato dalla zona A, quella a massima protezione dove l'accesso è strettamente regolamentato qualora l'Amministrazione Provinciale facesse rispettare il regolamento da lei stessa redatto. L'area A è quella di maggior importanza naturalistica; vi è poi la zona B in cui l'accesso è regolamentato da percorsi ed eventuali infrastrutture, chi le ha mai viste? C'è, infine, la zona C- a dire il vero molto ridotta- dove i privati possono svolgere attività agricole ed artigiane ma sempre nel rispetto delle normative e della sostenibilità ambientale. Ci chiediamo se è proprio necessario fare entrare i fucili in questi piccolo fazzoletto di terra quando sappiamo bene che vi sono altri sistemi di controllo della specie così come hanno fatto tanti parchi. Crediamo proprio che il dirigente preposto non sia all'altezza del compito e vada rimosso immediatamente. Nelle more si sospenda l'installazione delle piattaforme e si colga l'occasione, visto che vi sono le risorse, per realizzare i capanni di avvistamento e, perchè no , di curare la sentieristica e la vigilanza”.

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