Moratoria: sostanziali differenze tra norme Abruzzo e Basilicata

punti apici 11/08/2012
ore 13:36

La norma abruzzese riferita a espropri e realizzazioni di reti, per il Governo invaderebbe le competenze in materia di equa distribuzione e sicurezza. La norma lucana basata su consumo del suolo e sostenibilità del territorio, principio ribadito anche a livello nazionale. Impugnative, comunque, espressamente non escluse fin dal primo momento

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AGRIn merito alle notizie di presunte somiglianze esistenti tra l’articolo 37 della legge di assestamento di Bilancio della Regione Basilicata, e una norma della legge Finanziaria della Regione Abruzzo, gli uffici del Dipartimento Ambiente, dopo una valutazione comparativa della norma lucana con quella abruzzese, precisano che le due disposizioni di legge (allegate alla presente nota) sono fondamentalmente differenti per molteplici questioni.
La legge Regionale abruzzese 28/2012 fa riferimento al Dpr 327/2001 (disposizioni regionali in materia di espropriazione per pubblica utilità), mentre la norma lucana si riferisce al consumo di suolo e governo del territorio nell’ambito del coinvolgimento della regione nei procedimenti di cui alla legge 239/2004.
La norma abruzzese fa esplicito riferimento alle reti di trasporto (e il riferimento immediato è a un gasdotto nazionale dalla Puglia all’Emilia) e il Consiglio dei Ministri, nella delibera di impugnativa (adottata comunque successivamente all’approvazione della norma lucana) fa esplicito riferimento a come le norme nazionali affermino il fine “di assicurare su tutto il territorio nazionale i livelli essenziali delle prestazioni concernenti l'energia nelle sue varie forme e in condizioni di omogeneità sia con riguardo alle modalità di fruizione sia con riguardo ai criteri di formazione delle tariffe e al conseguente impatto sulla formazione dei prezzi, garantiscono” e di “”assicurare adeguati standard di sicurezza e di qualità del servizio nonché la distribuzione e la disponibilità di energia su tutto il territorio nazionale;" nonché, ancora, “l'adeguato equilibrio territoriale nella localizzazione delle infrastrutture energetiche, nei limiti consentiti dalle caratteristiche fisiche e geografiche delle singole regioni, prevedendo eventuali misure di compensazione e di riequilibrio ambientale e territoriale qualora esigenze connesse agli indirizzi strategici nazionali richiedano concentrazioni territoriali di attività, impianti e infrastrutture ad elevato impatto territoriale”.
Il Cdm osserva inoltre che “spetta allo Stato, anche avvalendosi dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas, "l'identificazione delle linee fondamentali dell'assetto del territorio nazionale con riferimento all'articolazione territoriale delle reti infrastrutturali energetiche dichiarate di interesse nazionale ai sensi delle leggi vigenti" (lettera g), e allo Stato "l'individuazione, di intesa con la Conferenza unificata, della rete nazionale di gasdotti". Ancora il Cdm osserva che “L'intervento legislativo regionale, che è finalizzato ad impedire la realizzazione di infrastrutture energetiche localizzate in aree sismiche, appare sorretta principalmente da ragioni di sicurezza consistenti, da un lato, nella volontà di limitare eventuali danni all'incolumità pubblica e al territorio che il danneggiamento dei gasdotti provocato da un sisma potrebbe causare, dall'altro, nel tentativo di ridurre lo stesso rischio sismico. Così facendo la legge regionale in esame invade un ambito materiale, quello dell'«ordine pubblico e della sicurezza» che la Costituzionale riserva alla potestà legislativa esclusiva dello Stato”.
Differente, invece, è la norma lucana che basa le sue premesse sul consumo di suolo e la pianificazione territoriale, questioni di competenza regionale, che non ha riferimento a reti di distribuzione tali da influire su standard di servizio ai cittadini o su formazione dei prezzi degli stessi servizi, che non investe il settore della pubblica sicurezza e che, per certi versi, potrebbe essere addirittura rafforzata dalla previsione nazionale circa “l'adeguato equilibrio territoriale nella localizzazione delle infrastrutture energetiche” che collima con la motivazione posta alla base della norma lucana, come dichiarato dal presidente De Filippo in Consiglio, ossia che “le concessioni già in essere occupano uno spazio che noi riteniamo limite in termini di sostenibilità” vale a dire, come espressamente citato nelle delibere che hanno negato le intese a due istanze di ricerca, il 37% del territorio totale regionale.
Tuttavia, come espressamente dichiarato sempre dal presidente De Filippo in occasione dell’approvazione della norma “sappiamo che è una prova di forza con meccanismi autorizzatori di livello nazionale, ma confidiamo in una norma costruita in modo robusto e comunque – aggiunse il presidente - sono certo che sia rilevante anche rispetto a possibili livelli di scontro e contenzioso. Abbiamo attestato un punto fermo facendo sapere a tutti che questa è la piena convinzione della Basilicata. Una posizione politica - concluse De Filippo - che viene comunicata al mondo intero e che, comunque, non potrà che essere tenuta in debito conto''.


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