Cia su rischio disimpegno fondi Feasr

punti apici 13/10/2011
ore 16:51
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BASAl 30 settembre scorso lo stato di avanzamento della spesa del Programma FEASR in Basilicata, a partire dal primo gennaio 2007, è al 22,39% e i fondi a rischio di disimpegno automatico ammontano ad oltre 52 milioni di euro con una percentuale del 13,47%. Sono dati di fonte Agea-Rete Rurale Nazionale che – commenta l’Ufficio di Presidenza della Cia-Confederazione Italiana Agricoltori della Basilicata – alla luce della proposta della Commissione Ue sulla riforma Pac post 2013 ''ci allarmano ancora di più, perché da una parte non si riescono a spendere i fondi disponibili e dall’altra dobbiamo fronteggiare il pericolo di una riduzione di finanziamenti per l’agricoltura a partire dal 2014”.
La Cia sollecita la definizione al Tavolo Verde di un cronoprogramma di spesa con scadenze relative ai Bandi Psr ben cadenzate entro il 31 dicembre prossimo per evitare come hanno fatto le Regioni Marche, Umbria, Valle d’Aosta, Veneto, Emilia Romagna e Lombardia il rischio di disimpegno automatico delle somme al 31 dicembre 2011.
“Il taglio complessivo degli interventi comunitari di circa il 25 per cento – è scritto nella nota - si ripercuoterebbe drammaticamente sulle produzioni tipiche del Sud e della Basilicata. Infatti sarebbero proprio le colture meridionali quali l’olivo e il vino a subire gli effetti negativi più gravi, in quanto la riforma introduce un aiuto di base legato semplicemente alla estensione dei terreni. Ma coltivare due ettari di pascolo in Germania è cosa diversa da coltivare due ettari di olive in Basilicata. Una vera assurdità che porrebbe seri problemi per gli agricoltori lucani, costretti a operare in un quadro sempre più difficile e senza i sostegni necessari per stare su un mercato che si presenta carico di molte insidie”.
“Insomma, le misure previste dall’Esecutivo Ue, soprattutto in un periodo caratterizzato da una forte volatilità dei prezzi e da una perdita costante del reddito degli agricoltori, sono totalmente inadeguate. Ci preoccupa – evidenzia il responsabile dell’Ufficio Economico della Cia Paolo Carbone - la definizione di agricoltore attivo che non indica le prospettive di una Pac più mirata e selettiva nei beneficiari e nelle azioni. Ci preoccupa l’eccessivo peso, nella composizione dei pagamenti diretti, alla componente cosiddetta ‘greening’, perché contradditorio con una visione di un’agricoltura produttiva. Non solo. Appaiono riduttive e marginali le azioni per lo sviluppo rurale e per la gestione dei mercati e delle crisi; sono deboli i provvedimenti per sostenere le imprese giovani e promuovere il ricambio generazionale. Il capitolo relativo alla regolazione dei mercati, alla loro stabilizzazione e alla gestione delle crisi, doveva rappresentare un elemento caratterizzante della nuova Pac in termini di innovazione e di disponibilità finanziarie. Invece, con le proposte della Commissione non si danno risposte efficaci. Stesso discorso per la semplificazione burocratica, ogni volta annunciata, ma che anche in questa occasione non trova la giusta soluzione”.

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