Cia: iniziative a Potenza per giovani sportivi

punti apici 21/05/2011
ore 10:13
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BASUn gazebo per distribuire fragole biologiche e frutta fresca del Metapontino e materiale informativo sull’alimentazione.

Per la prima volta in Basilicata la Cia-Confederazione Italiana Agricoltori ha pensato ad un progetto specifico per i giovani che praticano uno sport. Lo ha fatto in questo fine settimana partecipando a due iniziative nel capoluogo di regione: al campo Figc di contrada Rossellino dove si è svolto un torneo di squadre giovanili di calcio; alla manifestazione denominata “Gym day – Sport e Salute” promossa da tre istituti scolastici superiori di Potenza. La partecipazione degli agricoltori e produttori (in particolare del biologico) della Cia è molto semplice: gazebo per distribuire fragole biologiche e frutta fresca del Metapontino, oltre a materiale informativo sull’alimentazione.
Il nostro progetto – spiega Paolo Carbone responsabile Ufficio Economico Cia – è parte integrante di quelli più generali definiti “Etichetta etica” e “Mangiasano”, innanzitutto per un’etichetta che non deve “sedurre” o confondere, ma piuttosto dare più informazioni possibili sui prodotti alimentari, senza trucchi né inganni. Non si tratta solo di sapere il luogo d’origine e provenienza del cibo che va sulla tavola: oggi il consumatore attento vuole conoscere la “storia” di quello che mangia.
L’idea dell’“Etichetta etica”, come quella del suo contenuto, è partita dai risultati di un’indagine Cia sul rapporto tra italiani e sicurezza alimentare. Secondo lo studio, ben il 91 per cento dei consumatori chiede per il cibo un’etichetta semplice e di facile comprensione, ma con più informazioni rispetto ad oggi. In particolare, l’83 per cento degli intervistati preferisce il prodotto nazionale, soprattutto se tipico e tradizionale, ma dall’etichetta vorrebbe la garanzia dell’italianità di tutti gli ingredienti.
E ancora: otto consumatori su dieci sono contrari agli Ogm in tavola. Il 55 per cento del campione ritiene gli organismi geneticamente modificati dannosi per la salute, mentre il 76 per cento crede semplicemente che siano meno salutari di quelli “normali”. All’opposto, il 62 per cento degli italiani si fida del biologico: secondo questa “fetta” di utenti il bio risponde ai più elevati standard di sicurezza e salubrità alimentare. In più, per il 58 per cento dei “bio-appassionati”, questi prodotti sono di qualità superiore rispetto ai convenzionali. Infine, il 40 per cento degli italiani vorrebbe in etichetta più dati sull’impatto degli alimenti sull’ambiente e il territorio circostante, mentre il 70 per cento degli intervistati chiede meno passaggi di filiera per frenare la corsa dei prezzi dal campo al supermercato.
Quanto all’iniziativa “Mangiasano” gode dell’Alto Patronato del Presidente della Repubblica e del patrocinio della Rappresentanza in Italia della Commissione europea, del Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali e di numerose Regioni italiane (Lombardia, Liguria, Sicilia, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Trentino Alto Adige, Campania, Puglia, Basilicata, Marche), della Provincia di Milano, del Comune di Cremona, del Parco Nazionale del Cilento e Valle di Diano.
Il messaggio per i giovani sportivi – conclude Carbone – è ancora più rilevante perché la sana alimentazione per chi pratica lo sport è fondamentale ed è parte integrante del valore formativo di sport per tutti e di sana competizione. Vogliamo sensibilizzarli inoltre contro gli sprechi alimentari: ogni famiglia italiana in un anno spende mediamente 515 euro in alimenti che poi non consumerà, sprecando circa il 10 per cento della spesa mensile. Si tratta di oltre 4mila tonnellate di cibo acquistate dai consumatori e buttate in discarica ogni giorno, pari a 6 milioni in un anno. Uno scandalo non solo dal punto di vista economico ed etico, visto che con gli sprechi dei paesi ricchi e industrializzati si potrebbero sfamare intere nazioni del Sud del mondo. Il fenomeno dello spreco di cibo -conclude - ha anche un notevole impatto ambientale: basti pensare che una sola tonnellata di rifiuti alimentari genera fino a 4,2 tonnellate di Co2.

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