Fim, Zenga chiede chiarezza su Fiat

punti apici 27/07/2010
ore 10:48
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BAS“Non vorrei che Marchionne parli di Mirafiori perché Melfi intenda”. È quanto sostiene il segretario generale della Fim Cisl Basilicata, Antonio Zenga, riferendosi alle polemiche in corso sul trasferimento in Serbia del nuovo modello che sostituirà Multipla, Idea e Musa. Zenga contesta “l'atteggiamento schizofrenico della Fiat che prima annuncia un sostanzioso incremento della produzione negli stabilimenti nazionali e poi fa gli accordi con il governo serbo per delocalizzare un pezzo importante di questa futura produzione”.
Alla vigilia del vertice convocato per domani a Torino dal ministro Sacconi, il segretario lucano della Fim chiede alla Fiat di “scogliere gli equivoci sul mantenimento degli obiettivi produttivi e occupazionali tracciati nel nuovo piano industriale, specie per quanto riguarda il capitolo di Melfi”. L'oggetto del contendere è, manco a dirlo, il nuovo modello che, nelle intenzioni di Marchionne, dovrebbe prendere la via della Serbia. Una scelta che Zenga non esita a giudicare “affrettata e sorprendente”.
“Se il progetto 'Fabbrica Italia' è una cosa seria e noi abbiamo motivo di credere che sia una cosa seria – dice Zenga – allora Marchionne deve dirci come fa a garantire l'italianità della Fiat delocalizzando il nuovo monovolume della casa in Serbia, e soprattutto vogliamo capire quale degli stabilimenti italiani andrebbe a perderci e perché”. Il sospetto, secondo Zenga, è che fosse Melfi e non Mirafiori la destinazione iniziale della Lo. “Se dovessero risultare fondate le indiscrezioni circolate in questi giorni – sostiene Zenga – ci troveremmo di fronte ad un vero e proprio scippo industriale, con il rischio che siano messi in discussione gli stessi obiettivi produttivi stabiliti dal piano industriale per Melfi, perché non ci vuole molto a capire che senza il secondo modello la saturazione dello stabilimento Sata è praticamente impossibile”.
Infine, una stoccata alle “frange sindacali che – secondo il dirigente della Fim – si prestano a fare la sponda del Lingotto nello screditare Melfi e la Basilicata al cospetto degli investitori. Alzare il livello della tensione tanto per farlo – conclude Zenga – non servirà a nulla, come non è servito in passato, mi auguro che la storia prima o poi insegni qualcosa”.
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