La Fura dels Baus e Ulderico Pesce in scena per Matera 2019

punti apici 09/08/2019
ore 10:02
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BASLa vergogna può diventare bellezza? Da questa domanda parte il viaggio che la Fura dels Baus, compagnia catalana ormai quarantennale, ha intrapreso con Ulderico Pesce, autore e interprete di tanti monologhi dedicati a tematiche dal forte impegno civile. Quel viaggio, iniziato mesi fa con incontri e laboratori, sta per sfociare in uno spettacolo in cui si parlerà di fughe e di arrivi, di situazioni vergognose e di luoghi meravigliosi: La bella vergogna, scritto da Ulderico Pesce per la regia di Pera Tantiñà de La Fura dels baus, debutterà il 10 agosto al Banxhurna di San Paolo Albanese (Potenza), in pieno Parco Nazionale del Pollino (repliche 11 e 12 agosto). Realizzato nell'ambito dell'omonimo progetto di Matera Capitale Europea della Cultura 2019, lo spettacolo è coprodotto dalla Fondazione Matera Basilicata 2019 e dal Centro Mediterraneo delle Arti. In scena ci saranno Ulderico Pesce, Maria Letizia Gorga, Lara Chiellino, Eva Immediato e altri 30 artisti.
È un lavoro denso e ricco di storie quello confluito nello spettacolo La bella vergogna, che mescola il teatro di azione e di immagine, tipico de La Fura dels Baus, con il teatro di narrazione, cifra stilistica di Ulderico Pesce. Si parte da Matera per raccontare “le vergogne” che con il tempo sono state reinterpretate come “bellezza”. Togliatti, per esempio, durante un comizio del 1948 definì la città una “vergogna nazionale”, quella stessa città che oggi è diventata Capitale Europea della Cultura 2019. Attraverso il teatro, la danza, la musica e i video, il progetto capovolge, quindi, il concetto stesso di vergogna, anche quelle attuali, rileggendole da subito come potenziale, come bellezza  non ancora espressa.
Sono tante le storie che attraversano La bella vergogna: c'è la descrizione che fece Carlo Levi, nel Cristo si è fermato a Eboli, della situazione “vergognosa” in cui vivevano circa 20 mila abitanti dei Sassi; la fuga, a partire dal 1500, delle popolazioni di Rito Bizantino che scapparono dall'Albania e dal Peloponneso perché minacciati dall'esercito Musulmano e si stanziarono a San Paolo Albanese, alle pendici del Monte Pollino; le fughe dei monaci bizantini che, a seguito delle Leggi iconoclaste del 726, partirono dall'Oriente per sbarcare sulle coste del Metapontino per poi recarsi a Matera e in altri luoghi della Basilicata risalendo i fiumi; le fughe attuali di migranti disperati che nei loro territori vengono spogliati di ogni diritto da dittatori o multinazionali del petrolio e che arrivano sulle nostre coste mostrandoci i segni dei soprusi; le fughe dai “piccoli paesi d'Italia” che vivono la piaga dello spopolamento; le fughe sotterranee di petrolio che stanno martoriando la Val d'Agri, nella Basilicata interna, dove insiste il giacimento petrolifero più grande dell'Europa continentale.
Lo spettacolo è stato preceduto da cinque laboratori artistici tra teatro, musica, danza popolare, uso espressivo del fuoco e lavorazione della ceramica, tenuti a Matera, Rivello, San Paolo Albanese, Cersosimo e Guardia Perticara.

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