Deputazione Storia Patria su recente convegno a Potenza

punti apici 06/05/2019
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BAS“Dagli oltre quaranta contributi scientifici che hanno caratterizzato le dense due giornate del rilevante Convegno svoltosi a Potenza (Aula Magna dell’Unibas), ad iniziativa delle Deputazioni di Storia Patria di Basilicata, Calabria, Puglia, Abruzzo e Marche, d’intesa con la Giunta Centrale per gli Studi Storici e la Società Italiana per lo studio dell’Età moderna, sono emerse risultanze, di metodo e di merito, di tutto rilievo”.
È quanto si legge in una nota della Deputazione di Storia Patria per la Lucania.
“Dal Convegno, tappa fondamentale delle attività di ricerca e seminariali finora attuate, è ampiamente emerso, a partire dalla Relazione introduttiva del Coordinatore del Progetto, prof. Lerra, la portata innovativa di un complessivo ed articolato percorso finalizzato a cogliere e far cogliere, nel lungo periodo, il difficile ed articolato cammino della cultura e della pratica politico-istituzionale di marca riformista e modernizzante, dalla “stretta” via praticata nel corso del venticinquennio carolino (1734-59), a Napoli e nelle province, soprattutto durante il quadriennio configurato come “meriggio del tempo eroico” (1739-42), alla già rilevante ventata progettuale riformatrice del 1799 repubblicano (i cui pur rilevanti iniziali avvii avrebbero presto incontrato freno e resistenza di molto caratterizzando, su questo terreno, la stessa breve e contrastata parabola della Repubblica napoletana), all’incisivo affermarsi, poi, dopo la tragica prima restaurazione, nel corso del Decennio napoleonico, attraverso ulteriori sviluppi di progettualità e concrete pratiche riformatrici, anche di sistema.

Le direttrici portanti di tematiche e problematiche che hanno caratterizzato l’insieme degli apporti sono state:
- le configurazioni/riconfigurazioni territoriali, anche d’ambito provinciale;
- il sistema istituzionale, nell’articolazione delle sue espressioni e connotazioni di ruoli e funzioni nel tempo, con accurata sosta sui luoghi e le forme di esercizio del potere, con fondamentale attenzione soprattutto per il rapporto tra Università, Municipalità repubblicane e Comuni;
- il sistema feudale, con particolare attenzione al prima e al dopo Legge “eversiva” del 1806;
- il sistema ecclesiastico, nella peculiarità di istituzioni e clero presenti soprattutto nelle aree interne, con accurata sosta sul ruolo svolto, sul terreno riformatore e restauratore, nel corso del 1799, tenendo presenti su portata ed incidenze, anche di lungo periodo, i Concordati del 1741, del 1791, del 1818, dovutamente contestualizzati;
- il sistema urbano, essenzialmente in rapporto al processo di gerarchizzazione/rigerarchizzazione conseguente a ruoli e funzioni rideterminati in rapporto alle riforme attuatesi nel corso del Decennio napoleonico;
- l’associazionismo politico, nell’articolazione dei suoi assetti organizzativi, delle configurazioni socio-professionali e delle progettualità di cultura politica sviluppatesi tra fine Settecento e Rivoluzione costituzionale del 1820/21;
- connotazioni e processi evolutivi di ceti e gruppi dirigenti, sul versante socio-professionale, nonché in ruoli e funzioni espletati negli “anelli” istituzionali di base (università, municipalità, comuni) e nei nuovi spazi politico-istituzionali d’ambito provinciale, a partire dal Decennio napoleonico;
- gli assetti e le evoluzioni del sistema giudiziario e relative pratiche attuative;
- l’evolvere della cultura dei diritti, con peculiare attenzione, oltre che ad assetti istituzionali e Carte costituzionali, ai riflessi della promulgazione del Codice napoleonico (1804) nella configurazione e gestione dei rapporti patrimoniali e interpersonali, anche a livello familiare;
- il sistema formativo, nell’articolazione delle sue espressioni e pratiche attuative di lungo periodo, con particolare sosta sulla nuova stagione avviatasi in età napoleonica;
- portata ed incidenza del progressivo affermarsi della cultura riformista nei processi socio-economici e relativi riflessi;
- i contesti paesaggistici, con particolare attenzione comparativa tra rilevazioni e rappresentazioni riconducibili ai catasti onciari ed ai catasti di Età napoleonica.
In rapporto agli specifici progetti ed interventi di riforma, particolare attenzione è stata rivolta:
- per il periodo carolino: all’istituzione del Supremo Magistrato del Commercio, alla riforma fiscale, agli interventi in campo militare e culturale, al concordato con la Chiesa;
- per la “ventata” repubblicana del 1799: al riassetto istituzionale repubblicano, al ruolo delle Municipalità repubblicane in provincia, ai tormentati percorsi della legge abolitiva della feudalità, alla legge di riforma giudiziaria ed a quella finanziaria, che finirono per assumere priorità rispetto allo stesso Progetto di Costituzione, che a sua volta “rivoluzionava”, rispetto ad altre Carte costituzionali, la stessa base della cultura dei diritti: cioè l’uguaglianza non come uno dei diritti, ma base stessa degli altri diritti!;
- per il decennio napoleonico: al riassetto istituzionale-amministrativo ed alla riconfigurazione degli ambiti territoriali provinciali, alla legge eversiva della feudalità ed alle riforme in campo finanziario (avocazione allo Stato di tutti gli arrendamenti, superamento del vecchio sistema fiscale, introduzione della fondiaria quale unica tassa sulla proprietà, poi la “tassa personale” e di patente, nuovo catasto, soppressione di ordini religiosi regolari con incameramento e vendita dei relativi beni, introduzione del Code Napoléon), alla riforma dell’amministrazione della giustizia, al configurato nuovo spazio politico-istituzionale d’ambito provinciale (Intendente, Consiglio dell’Intendenza, Consiglio Generale Provinciale) ed al Comune quale nuovo soggetto giuridico-istituzionale-amministrativo, l’anello più vicino ai non più sudditi, ma cittadini, pur ancora rappresentati, nei Decurionati (odierni consigli comunali), nei Consigli distrettuali ed in quelli provinciali, indirettamente e secondo tetti censitari via via più alti, dal livello comunale, appunto, a quello provinciale.
Hanno portato contributi scientifici al Convegno docenti e ricercatori afferenti alle citate Deputazioni di Storia Patria ed a varie Università, non solo italiane (Basilicata, Messina, Bari, Foggia, Campania “Luigi Vanvitelli”, Salento, Aquila, Salerno, Chieti-Pescara, San Marino, Roma): A. Lerra, A. Bistarelli, G. Caridi, S. Lardino, A. Albano, A. D’Andria, M. Giordano, P. Conte, P. Corsi, S. Russo, V. Cataldo, V. Naymo, D. Romeo, G. Poli, G. Cirillo, M. Spedicato, H. Cavallera, S. Capodieci, M. Morano, W. Capezzali, G. Piccinini, F. Marinelli, P. Muzi, R. Ricci, L. Cuomo, A. Musi, M. Mafrici, M. A. Noto, M. Martirano, R. Folino Gallo, M. Trotta, V. Sileo, D. Balestra, S. Barbagallo, A. Bellini, E. Catalano, M. D’Alessio, T. De Giorgio, A. Di Napoli, B. Ligorio, C. Pingaro, R. Sassano.
Nell’ambito delle considerazioni conclusive, Antonio Lerra e Aurelio Musi si sono soffermati in particolare su alcuni degli apporti, delineando alcuni dei possibili tracciati portanti per il prosieguo delle attività progettuali, la cui rilevante portata e valenza innovativa è stata, tra l’altro, efficacemente sottolineata già nell’indirizzo di saluto di Agostino Bistarelli per la Giunta Centrale per gli Studi Storici”.
 

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