Simonetti (Cseres) su ex lavoratori Industrie del Basento

punti apici 10/04/2019
ore 15:40
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BASRiceviamo e pubblichiamo una nota di Pietro Simonetti, del Centro studi e ricerche economiche e sociali (Cseres).
“Domani manifesteranno i 20 ex lavoratori delle Industrie del Basento, che avrebbero dovuti essere riutilizzati nell’area ex Magneti Marelli con un accordo stipulato nel 2004 dagli acquirenti del sito, che avrebbero dovuto realizzare una piattaforma logistica agro-alimentare con 120 occupati. L’impianto non è stato mai realizzato. L’obiettivo era diverso. Lo spiegheremo più avanti. Dal 1 gennaio 2019 avrebbe dovuto esserci il passaggio dall’Asi al Comune di Potenza di gran parte dell’agglomerato industriale della città, con podestà programmatoria e urbanistica in capo al Comune. In questo quadro la speculazione edilizia, che ha già distrutto e cementificato l’area destinata ad attività produttive ha tentato di mettere a segno l’affare del secolo: 35 mila metri quadrati di uffici direzionali, immobili per nuovi supermercati ed altro. Il progetto approvato inizialmente dall’Asi e dalla Regione nel 2004 riguardava un centro intermodale logistico per l’agroalimentare per 120 posti di lavoro e per il recupero del personale ex Industrie del Basento. Dopo 14 anni l’iniziativa è stata completamente trasformata in un progetto per uffici direzionali, supermercati ed altro su diverse decine di ettari e mega cubature. Nel contempo sono rimasti senza reddito 28 lavoratori che secondo la proposta dell’assessore Cifarelli potrebbero trovare spazi in misure della Regione. Il Dipartimento Sviluppo ha convocato negli scorsi mesi una conferenza di servizio per discutere della pianificazione e della relativa strumentazione. In concreto, aumento di cubature, contenziosi e modifica delle attuali norme che utilizza l’Asi per gli insediamenti nell’ambito di piani scaduti da anni e tenuti in vita con marchingegni, da emendamenti alle leggi di bilancio e di risanamento delle Asi. Intanto il Commissario dell’Asi, dopo aver firmato il protocollo con il Comune di Potenza e confezionato il piano di risanamento ha lasciato l’incarico ed è stato nominato il quinto Commissario negli ultimi dieci anni, ora prorogato per altri due mesi. In questi ultimi anni è continuato il mercato dei fitti e dei passaggi di proprietà degli immobili, mentre un centinaio di capannoni sono inutilizzati in tutta la regione per fallimenti, mancato inizio delle attività, passaggi , cambi d’uso, truffe di pseudo-imprenditori, impianti solari di 4,5 MW autorizzati e allocati a terra in area industriale attrezzata. I Consorzi nati con le politiche della Cassa del Mezzogiorno si limitano ormai a produrre debiti, a non utilizzare a pieno le professionalità dei dipendenti, a gestire qualche appalto finanziato dalla Regione (saranno ricordati a memoria d’uomo i binari morti di Tito e Baragiano paradiso delle erbacce e che non vedranno mai un treno). Si sviluppano ulteriormente le attività di certificazione “notarili” connesse alla presa d’atto del mercato immobiliare nelle aree industriali che si espanderanno geometricamente in quella di Potenza ed in altre a seguito delle variazioni d’uso delle cubature specialmente nel capoluogo. Questa pratica non aiuta lo sviluppo della base produttiva, non promuove il recupero dei livelli occupazionali e di sistema, non attrae investimenti nazionali e stranieri. In buona sostanza è ancora in piedi, nonostante alcune decisioni dell’Asi di Potenza una costosa ”fabbrica del debito” e dell’uso immobiliare delle aree. Risultato: almeno 2800 lavoratori che utilizzavano gli ammortizzatori sono disoccupati. A Potenza, la città del potere del cemento, con gli immobili e con aree dismesse realizzano cubature da 1/3 senza il pagamento degli oneri di urbanizzazione! Dopo un’affannosa ricerca e acquisto di aree verdi anche della Chiesa, immobili e terre del demanio si sta cercando, come abbiamo ricostruito, di effettuare nell’area ex Magneti la più grande colata di cemento che la storia ricordi con cubature maggiori. Altro che parco del Basento: sono previsti 35.000 mq (ora sono circa 12 mila) di manufatti nell’area ex Magneti Marelli con siti recentemente incorporati, per fare cubatura, con l’avallo dell’Asi. Un colpo finale anche al commercio cittadino, all’ambiente ed al paesaggio. Che per il momento è bloccato. Ricordiamo: si sarebbero dovuti approvare i Piani di Risanamento per 10 misure di intervento non attuate in questi anni. Risultato, niente diritto di prelazione di aree e immobili, di riacquisto e riuso, cose importanti già previste da tempo nelle leggi in vigore e nei regolamenti dei Consorzi e non attuati nonostante la previsione legislativa in capo all’articolo 63 della legge 448/1998 che permette di riacquistare aree e stabilimenti non utilizzati o con cessata attività (comprese quelle in attività concorsuali) a prezzi decurtati dai contributi pubblici assegnati a suo tempo e utilizzando anche i mutui della Cassa Depositi e Prestiti. Immaginiamo cosa si sarebbe potuto fare in tante aziende inutilizzate. La soluzione concreta, un unico Consorzio industriale e la gestione condominiale degli agglomerati da parte delle imprese allocate per la gestione dei servizi e dei costi, non è stata perseguita. Un fatto è certo: ad oltre mezzo secolo dalla cassa per il Mezzogiorno un Ente non può lavorare per qualche appalto, garantire la depurazione, qualche taglio e pulizia delle erbacce e delle strade, la luce. Si tratta ora di fermare ulteriori attività speculative e distruttive. Tocca al Comune di Potenza, che si appresta a gestire l’area dismessa dall’Asi, preparare un futuro diverso anche per assicurare parità di trattamento urbanistico e per tentare di dare prospettive agli artigiani e alle imprese serie che non cercano l’affare con la cementificazione ulteriore ma con il riuso e con la tutela del territorio e dell’ambiente”.

 

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