Vicepresidente Franconi ai 130 anni della Gazzetta del Mezzogiorno

punti apici 26/09/2018
ore 09:31
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BAS“Nel portare il saluto della Giunta regionale, consentitemi di ringraziare il direttore Giuseppe De Tomaso e attraverso la sua persona tutti gli uomini e le donne che fanno della Gazzetta del Mezzogiorno uno dei baluardi dell’informazione meridionale e il giornale più autorevole e storicamente consolidato della Basilicata”.
Lo ha detto ieri al Teatro Stabile di Potenza la vicepresidente della giunta regionale della Basilicata, Flavia Franconi, nel corso delle celebrazioni dei 130 anni della Gazzetta del Mezzogiorno.
“Come sapete, io non sono lucana. Ma da quasi cinque anni a questa parte mi sento parte integrante di questa terra. E quotidianamente ho modo di misurare la professionalità, la competenza e il grande equilibrio di chi opera nelle due redazioni di Potenza e Matera.
Mi consentirà a questo proposito il direttore De Tomaso di spezzare una lancia in favore dei suoi colleghi materani, avendo letto della annunciata chiusura della redazione della Città dei Sassi.
So bene che la crisi della carta stampata si è fatta più dura in questi ultimi anni, accentuata da una sorta di deregulation del web, con i social media che ogni giorno di fatto cannibalizzano l’informazione di qualità. Comprendo che le vicende editoriali che anche in queste ultime ore hanno trovato vasta eco nelle cronache giudiziarie, rappresentano un ulteriore motivo di preoccupazione.
Come sapete, la Giunta regionale, già da tempo, ha fatto pervenire alle apposite commissioni consiliari una propria proposta di legge a sostegno della editoria. Purtroppo, le alterne vicende legate al giudizio di parifica del bilancio regionale, hanno finito per influire negativamente anche sull’iter legislativo di questa proposta di legge.
Mi auguro che nei prossimi mesi – ha aggiunto Franconi – si possa riprendere il filo di questo dialogo, conseguendo un duplice risultato: quello di rafforzare la tenuta economica delle aziende editoriali che operano in Basilicata, aumentando gli indici di lettura che, purtroppo, da noi, rimangono tra i più bassi d’Italia.
Personalmente, ritengo vada rafforzata l’operazione che da alcuni anni a questa parte ha spinto il Consiglio regionale della Basilicata a facilitare la lettura dei quotidiani nelle scuole.
Portare il giornale in classe è sicuramente azione lodevole e culturalmente gratificante, se non altro perché consente alle nuove generazioni di comprendere il valore di una informazione di qualità, nel grande mare magnum di una rete spesso affollata di false notizie.
I lucani devono molto alla Gazzetta del Mezzogiorno. Lo ricordava questa mattina, nell’inserto speciale distribuito con il giornale, il direttore De Tomaso.
Uomini come Emilio Colombo, che hanno scritto la storia di questa regione, hanno trovato nella Gazzetta una voce forte, autorevole, in grado di superare i confini regionali, per farsi ascoltare nelle sedi romane in cui si prendevano le grandi decisioni in materia di politica economica.
Il buon nome dei lucani è diventato di pubblico dominio anche a livello nazionale, grazie ad un tam tam informativo che ha fatto della Basilicata una piccola Svizzera del Sud, con le sue risorse naturali, ambientali e sociali.
Se l’avvocato Gianni Agnelli decise, all’inizio degli anni ’90, di realizzare il più grande stabilimento Fiat d’Italia a Melfi, lo fece anche perché in Basilicata non c’erano forme organizzate di criminalità presenti nelle regioni vicine. E perché la serietà della sua classe dirigente - come poi è avvenuto - era motivo di garanzia per il successo di un importantissimo investimento industriale.
Certo, c’è ancora molto da fare, soprattutto sul piano delle infrastrutture, per rendere la Basilicata una terra accessibile ai grandi flussi turistici e per costruire uno sviluppo duraturo che impedisca lo spopolamento dei nostri piccoli paesi. Anche qui ha ragione il direttore De Tommaso.
Bisogna vedere il bicchiere mezzo pieno, ma soprattutto – ha concluso la vicepresidente – dobbiamo tutti rimboccarci le maniche e lavorare sodo, evitando però di cadere nella trappola dell’invidia sociale, del dileggio e dell’autofustigazione”.
 

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