Melfi, tutto pronto per la Pentecoste 2018

punti apici 18/05/2018
ore 17:53
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BASTutto pronto a Melfi per la rievocazione storica de   “La Pasqua di Sangue”: un evento giunto ormai  alla 490° edizione che si terrà il 19 e 20 maggio.  E’ una delle  più  antiche rievocazioni del  Meridione di Italia che ricorda il tragico evento del  1528 passato alla storia come il “Sacco di Melfi”.
La Città rivive una straordinaria    pagina di storia  che narra di “Ronca Battista”,  dell’assedio della città da parte delle truppe del “Lautrench”  e del   conseguente incendio del borgo. Il mito  diventa   memoria storica. Le leggende raccontano una  storia, nel cuore del Millenario, che si tramuta  in   un evento davvero  imperdibile.
“E’ sempre più difficile credere in una coscienza collettiva in cui ritrovare un minimo di valori condivisi”. Per il primo cittadino, Livio Valvano “la ricorrenza della Pentecoste rappresenta una delle stelli polari  della nostra comunità. Un evento che da oltre 400 anni ha segnato la Città e la gente di Melfi. Una tradizione che ci consente di rinsaldare quell’identità che spesso i tempi convulsi come quelli di oggi rischiano di farci perdere”.
E in quell’epica giornata di sangue riecheggia la figura di Giovan Battista Cerone.
“Un boscaiolo  che non perde un solo attimo ed afferra i due bambini – racconta il Presidente della Pro Loco, Tommaso Bufano– e la moglie e li accompagna verso l’unica porta che potrà garantire una via di fuga.  Lui è in attesa dello scontro finale. La breccia è ormai aperta. Gli attaccanti affluiscono in massa fra urla, frastuoni e spari facendo scempio dei popolani. Ma di fronte a loro si staglia  all’improvviso l’imponente figura del boscaiolo. Unica sua arma, oltre il coraggio, lo strumento del suo mestiere: la ronca. Il suo aspetto è nel contempo fiero, minaccioso e terribile. La forzadel suo braccio è pari alla forza sterminatrice della folgore. Ovunque egli spezza, recide ed uccide. Il sangue dei francesi si confonde con quello dei melfitani trucidati. Poi l’eroe cade colpito alle spalle stringendo nel pugno la sua ronca. La figura di questo boscaiolo sfocia ormai negli ambiti della leggenda”.
Sabato (19 maggio), a partire dalle ore 17,30, in Corso Garibaldi accampamenti rinascimentali. Alle ore 18 annuncio della manifestazione lungo le vie del borgo. Alle 20.30 alla Porta Venosina si entra nel vivo della rievocazione storica e a seguire spettacolo di combattimento.
La notte di domenica (20 maggio) prenderà il via il percorso della banda musicale attraverso le vie della Città. Alle ore  4.30 partenza alla volta della Chiesa dello Spirito Santo. Alle ore 7.00 Santa Messa celebrata dal Vescovo di Melfi, S.E. Mons. Ciro Fanelli. Alle 9.45 dalla Stazione partenza del corteo storico. In Piazza Duomo esibizione dei partecipanti ed alle ore 13 arrivo del Corteo Storico. Alle ore 16 premiazione dei gruppi. Alle ore 19 Celebrazione Eucaristica in Cattedrale. A seguire rievocazione e giuramento di fedeltà del Sindaco Tisbi e del Cardinale Doria. Alle 20,30 Assedio e incendio del Maniero.
E’ un evento che si ripropone ogni anno per rievocare, fin dal 1528, il conflitto tra i francesi di Francesco I e gli spagnoli di Carlo V, per il dominio del Regno di Napoli. L’esercito francese era al comando di Odet de Foix, Visconte di Lautrec, già maresciallo di Francia dal 1511. Egli si rese protagonista, infatti, del sanguinario assedio della Città, e responsabile del massacro di oltre 3mila persone, fatto passato alla storia come “La Pasqua di Sangue”. I primi attacchi alla Città, il 22 di marzo 1528, ebbero esito negativo per le armi francesi che contarono più di un centinaio di morti. Durante la notte arrivarono i rinforzi richiesti, tra cui le famigerate Bande Nere guidate da Orazio Baglioni, e diversi pezzi di artiglieria che risultano determinanti per la presa della Città. Dopo l’infame eccidio di armati e di popolani, le truppe francesi costrinsero il principe di Melfi, Giovanni III Caracciolo, che si era asserragliato nel Castello con i suoi fedelissimi, ad arrendersi per aver salva la vita. La Città, saccheggiata e bruciata, fu abbandonata dai circa 6mila superstiti che si rifugiarono nella selva dello Spirito Santo, sul Monte Vulture, e qui vi rimasero fino all’arrivo  degli spagnoli liberatori. Gli spagnoli, promulgarono due editti del Re Carlo V: il primo invitava le popolazioni delle Città limitrofe a trasferirsi a Melfi; il secondo, proclamando la Città fedelissima, esentava i suoi abitanti dal pagamento delle tasse per un periodo lungo di 12 anni.

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