“Resto al Sud”, Confapi Matera chiede incontro con Abi

punti apici 15/01/2018
ore 11:22
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BAS

BASAlle ore 12,00 di lunedì 15 gennaio è partito “Resto al Sud”, l’incentivo del governo che sostiene la nascita di nuove attività imprenditoriali avviate da giovani nelle regioni del Mezzogiorno.
In proposito Confapi Matera è pronta a fungere da sportello di assistenza per gli aspiranti giovani imprenditori, ritenendo la misura interessante per l’avvio di nuove imprese giovanili, anche in quanto completa l’offerta agevolativa pubblica avviata con Pacchetto CreOpportunità della Regione Basilicata. Ciò nonostante l’esclusione dal finanziamento del commercio e delle attività libero professionali riduca parzialmente le potenzialità dello strumento.
Poiché “Resto al Sud” prevede, oltre a un contributo del 35% a fondo perduto, anche un’agevolazione del 65% sotto forma di finanziamento bancario, Invitalia (l’Agenzia nazionale del Ministero dell’Economia) e l’ABI (l’Associazione Bancaria Italiana) hanno sottoscritto una convenzione per la regolamentazione di tali finanziamenti agevolati, cui le singole banche potrebbero aderire.
Per questo motivo, presupponendo “Resto al Sud” il coinvolgimento degli istituti di credito, Confapi Matera ha inviato una nota al presidente della Commissione Regionale ABI, avv. Giampiero Maruggi, per auspicare un’ampia partecipazione delle banche presenti in Basilicata, al fine di rafforzare l’offerta creditizia sul territorio.
Inoltre, l’Associazione ha chiesto un incontro urgente all’avv. Maruggi per conoscere le modalità di collaborazione col sistema bancario, in modo da dare il massimo supporto possibile ai giovani lucani che intendono aprire una nuova attività in Basilicata.
“Siamo fiduciosi – ha commentato il presidente dei Giovani Imprenditori di Confapi Matera, Francesco Ramundo – che questa misura agevolativa, sommandosi agli incentivi regionali, dia particolare impulso allo sviluppo dell’impresa giovanile nel nostro territorio, dove si avverte un certo fermento da parte dei giovani che non sono più disponibili a ad aspettare passivamente che la crisi economica passi del tutto”.

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