A Potenza si inaugura la mostra di Daniele Sigalot

punti apici 23/10/2017
ore 17:53
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BAS Mercoledì 25 ottobre 2017 a partire dalle 17,30 si inaugura la mostra di Daniele Sigalot Dolom, presso il Museo Archeologico Provinciale di Potenza, in via Lazio 18.

La mostra, patrocinata da Regione Basilicata, Provincia di Potenza e Comune di Potenza, è promossa e organizzata da Visioni Future con il sostegno di Ianus Servizi Archivistici e la collaborazione della Fondazione Città della Pace.

A seguire la cerimonia di donazione dell’opera “A good idea on top of 32 bad ones” di Daniele Sigalot alla Fondazione Città della Pace.

Per Daniele Sigalot si tratta della prima mostra personale in Basilicata, dopo una grande esposizione alla Reggia di Caserta, avvenuta a giugno scorso.
Il titolo della mostra è in lingua osca: Dolom, inganno, definisce perfettamente la poetica e il linguaggio di Daniele Sigalot.
Non perché Daniele sia un truffatore (un artista non lo è un po’?) ma perché il termine inganno è inteso nella sua accezione più ludica.
Daniele trae in inganno la mente ma per stupirla, in una sorta di gioco che vive di equivoci, sia semantici che semiotici.


Lo stratagemma di Sigalot somiglia a quello di Vittorio Di Cicco, l’uomo che, proprio grazie ad un’astuzia, è riuscito a proteggere il patrimonio archeologico lucano dal rischio di un imposto trasferimento in altre sedi.
Al primo direttore del Museo si deve infatti il ritrovamento del Tempietto di Garaguso, uno dei più preziosi manufatti marmorei greci della Basilicata. Il reperto entrò a far parte del patrimonio museale non come rinvenimento fortuito, ma da uno scavo volutamente non documentato, condotto in epoca genericamente imprecisata “tra il 1915 e il 1918” da Vittorio Di Cicco , rimasto vago per poter conservare l’oggetto dove era giusto che restasse.
Una concretezza, quella di Di Cicco, che meritava di essere omaggiata

La mostra ci lascia con un quesito aperto: le installazioni sono destinate ad essere dimenticate? Sono deperibili?
Con l’opera Enough Sigalot vuole dimostrare ai colleghi pittori che anche le installazioni possono sfidare il tempo: un cronometro irreversibile con una doppia alimentazione è ospitato all’interno di una vetrina del Museo, insieme ai ritrovamenti archeologici. Continuerà a contare fino al 28 aprile 3016. Ovunque si trovi.
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