Siglata intesa tra Circolo Spaventa Filippo e Aor San Carlo

punti apici 28/09/2017
ore 17:22
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BASSiglato un protocollo d'intesa tra il Circolo culturale Silvio Spaventa Filippi e l'Azienda Ospedaliera Regionale "San Carlo" di Potenza.  L'intesa,  nata da una condivisa esigenza di ordine etico, sociale e culturale,  pone le basi – evidenzia il Circolo Spaventa Filippi in un comunicato stampa - per la realizzazione di iniziative culturali all'interno del nosocomio potentino. Lo scopo del progetto dal titolo "Uno scaffale di serenità" è di sensibilizzare alla lettura, e di creare un gradevole intrattenimento per i degenti della struttura ospedaliera. Nell'arco dell'anno e negli spazi concessi di volta in volta dall'Ospedale, saranno organizzate letture di poesie e di opere in prosa, presentazioni di libri e laboratori di scrittura creativa. "È una proposta importante che proviene da un'associazione importante - ha spiegato il Direttore Generale del "San Carlo" Rocco Maglietta - l'umanizzazione delle cure e la cultura in genere costituiscono un tassello significativo per contrastare la solitudine dei pazienti. La malattia è vissuta quasi sempre in solitudine, pertanto,  l'alleanza terapeutica e la solidarietà diventano un sollievo. "
"Il dolore ci pone nella condizione di avere la consapevolezza dei limiti dell'essere umano - ha continuato il Presidente del Circolo Silvio Spaventa Filippi Santino Bonsera - noi ci muoviamo sul piano della cultura incentrata sull'uomo. La parola, e in particolar modo la parola poetica, penetra nelle fibrille dell'essere. Il medico cura il corpo, mentre, la poesia cura lo spirito.  Entrare in empatia con chi soffre, facendo percepire la propria partecipazione umana, serve a sottrarre una porzione di quell'accumulo di fattori negativi."
Angela Pia Bellettieri, Dirigente medico e responsabile della struttura aziendale "Qualità,  Risk Management e Accreditamento" dell'Ospedale San Carlo, ha illustrato l'importanza del laboratorio di medicina narrativa che da due anni opera all'interno del nosocomio per recuperare la dimensione dell'umanizzazione della cura. "Operiamo con l'ausilio di un'antropologa - ha detto Bellettieri - e attraverso la formazione, cerchiamo di prestare attenzione alla relazione tra gli operatori e tra malato e operatore. Più siamo e più riusciamo a trasmettere tale messaggio."
"La malattia sconvolge i ritmi - ha concluso l'antropologa del laboratorio di medicina narrativa Veronica Muscio - la fase di ospedalizzazione è difficile perché sconvolge tutte le abitudini dell'individuo.  Noi usiamo la narrazione come strumento per la rielaborazione di ciò che succede, e per far emergere situazioni emotive che altrimenti rimarrebbero confinate."

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