Fillea Cgil, in aumento le morti sul lavoro

punti apici 12/09/2017
ore 09:42
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“Il preoccupante aumento delle morti sul lavoro si scontra con il disinteresse delle istituzioni, solo alcuni soggetti hanno cercato di avviare un percorso di formazione e informazione per evitare che eventi così gravi fossero all’ordine del giorno”. E’ quanto si legge in un comunicato stampa a firma di Enzo Iacovino, segretario generale Fillea Cgil Basilicata.

“La Tragedia di Lucca, dei due operari caduti da un cestello da dieci metri – continua la nota - ha dato la sveglia a quanti pensavano che la sicurezza sul lavoro è un elemento statico, invece bisogna capire che non esiste un traguardo e che bisogna sempre applicare le norme e formare i lavoratori e i datori di lavoro.

La morte dei due operai a Lucca mentre installavano le luminarie per la festa patronale precipitati da un cestello da dieci metri di altezza, un lavoratore travolto e schiacciato da sacchi di plastica in un capannone a Mornico al Serio (Bergamo), un lavoratore travolto dal ponteggio crollato ieri in un condominio a Milano sono solo gli ultimi casi di cronaca di morti sul lavoro.

Il 2017 è stato un anno in cui le morti bianche sono aumentate, dall’inizio dell’anno si sono registrati 30 vittime in più a confronto dello stesso periodo dello scorso anno: 592 decessi nel 2017 contro i 562 del 2016 (+ 5,34%). Un dato che allarma e preoccupa il sindacato delle Costruzioni settore da sempre ad elevato numero di infortuni.

Non capiamo né comprendiamo il ragionamento del sottosegretario al lavoro Luigi Bobba per il quale "In qualche modo negli anni passati si scontava il fatto di una diminuzione delle ore lavorate e, quindi, di un calo degli infortuni. Ora con la ripresa economica più sostenuta si registra un aumento dei casi".  Chi ha responsabilità di governo non può fare certe affermazioni, in quanto le parole pronunciate significherebbero forse che, come augurabile, con la ripresa economica in atto dovremo abituarci ad assistere e prevedere nuovi morti sul lavoro?

Per giustificare, in qualche modo, le affermazione fatte in precedenza lo stesso Sottosegretario poi afferma che "bisogna continuare a investire sulla prevenzione e sulla sicurezza. Un investimento che però non tocca solo i datori di lavoro, ma anche i giovani i quali devono imparare a conoscere le norme sulla sicurezza del settore in cui lavorano o andranno a lavorare". Affermazione interessante che, però, non può restare una buona intenzione ma deve trovare politiche attuative e strumenti efficaci di intervento. Prima di tutto - vale la pena di sottolineare - dov’è il Ministero del Lavoro? Assistiamo ormai da alcuni anni ad una specie di latitanza, non tanto normativa ma piuttosto di indirizzo, stimolo, dibattito sull’applicazione della norma.

Chi si distingue in questa tragica occasione, con una condivisa e breve nota, è il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per il quale "Il nostro Paese non può rassegnarsi a subire morti sul lavoro. E' indispensabile che le norme sulla sicurezza nel lavoro vengano rispettate con scrupolo e i controlli devono essere attenti e rigorosi". Questo è stato sempre il nostro convincimento che non può essere messo da parte, c’è bisogno che ognuno faccia la sua parte fino in fondo.

La condivisione del messaggio del Presidente indica due semplici ed importanti indicazioni. La prima è il rispetto scrupoloso delle norme. E questo spetta a tutti gli operatori della sicurezza: sindacato, associazione dei datori di lavoro, dirigenti, rappresentanti dei lavoratori, R.S.P.P., consulenti. D’altro canto il rispetto preciso della norma non è un adempimento formale fatto di materiale cartaceo, ma, piuttosto, pensare ed agire in applicazione della normativa, andando oltre la norma, per attuare la prevenzione della salute e della sicurezza sul lavoro. Questo non prescinde dall’azione di controllo rigoroso delle istituzioni addette.

Succede spesso che dei controlli effettuati, non si sa mai com’è andata a finire. I tempi della giustizia e le sentenze dei tribunali incidono poco o nulla sia nella prevenzione e sia nei controlli.  Questa diventa un’area grigia e nebulosa che aleggia su tutti i processi che vedono infortuni e morti sul lavoro con ribaltamenti di sentenze tra il Giudizio di primo grado e la Cassazione. Ora nessuno vuole inficiare il sistema legislativo e le garanzie della difesa ma stabilire tempi certi e più veloci deve essere un richiamo per tutti.

La sicurezza sul lavoro deve interessare anche la magistratura che deve intervenire nei tempi giusti ed in modo utile affinché il percorso che inizia dalla prevenzione al controllo ed alla sanzione possa rappresentare esempio di comportamenti e di azioni corrette nell’applicazione delle norme.

Anche l’attuale sistema sanzionatorio, applicato dagli organismi di vigilanza, spesso si traducono nel pagamento di una semplice sanzione amministrativa che estingue la questione. In alcuni casi per alcune aziende è più conveniente pagare o, magari, andare a processo confidando nella prescrizione”. 

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