Migrant film festival a Palazzo San Gervasio e a Lecce

punti apici 13/07/2017
ore 18:27
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BAS Si è svolta questa mattina, a Potenza, nella sala B del Consiglio regionale, la conferenza stampa di presentazione del Migrant Film Festival: in programma dal 15 al 19 luglio a Palazzo San Gervasio, in Largo Caprone, e dal 24 al 28 luglio al Cinelab Giuseppe Bertolucci del Cineporto di Lecce.

Organizzato dal Centro di Documentazione Associazione Michele Mancino di Palazzo San Gervasio, in collaborazione con l’Associazione di migranti senegalesi A.I.P. Teranga di Lecce, e risultato vincitore della seconda edizione del bando MigraArt del Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, era già stato presentato a Roma, a maggio, alla presenza del Ministro Dario Franceschini.

Sostenuto dal Programma Sensi Contemporanei dell’Agenzia per la Coesione territoriale e da Regione Basilicata e Regione Puglia, Lucana Film Commission e Apulia Film Commission, BasilicataCinema e Matera 2019, è stato illustrato alla stampa dal direttore della Lucana Film Commission, Paride Leporace; dal coordinatore dell’Osservatorio Migranti Basilicata e Centro di Documentazione Associazione Michele Mancino, Gervasio Ungolo; dalla direttrice artistica del Festival, Milena Kaneva; e da Berardo Bruno coordinatore delle attività collaterali al Festival.

“Nell’ambito dell'Apq Basilicata che vede protagonisti Regione e Sensi Contemporanei, ci è sembrato giusto - ha detto il direttore della Lucana Film Commission, Paride Leporace - proporre sostegno e assistenza alla prima edizione di un Festival che, tra l’altro, ha avuto il merito di avvicinare con il cinema due territori contigui, due regioni vicine, la Basilicata e la Puglia. Abbiamo messo in piedi una bella carovana, di diversi soggetti, anche istituzionali, che sicuramente avranno l’ambizione di dare seguito a questo Festival nei prossimi anni. Ho trovato la proposta davvero lodevole: non solo per i contenuti e sul tema posto al centro, quello della questione epocale dei flussi migratori dall’Africa; ma anche per l’utilizzo delle chiavi di lettura proposte dal Cinema e dal linguaggio audiovisivo quale potenti strumenti per contribuire a proporre e a diffondere nuovi modelli di integrazione. Ma è lodevole e apprezzabile, anche, là dove riafferma il grande valore della visione collettiva del cinema in piazza che è la dimensione certamente da non perdere della fruizione cinematografica”.

“Questo è uno dei pochi, se non pochissimi, progetti risultato vincitore tra quelli presentati al MiBACT dalle regioni del Sud Italia: di questo siamo molto orgogliosi. Abbiamo inteso realizzare un Festival sui migranti che, al tempo stesso, migrasse anche lui: la rassegna, infatti, prenderà avvio sabato 15 luglio da Palazzo San Gervasio, per poi migrare a Lecce, dal 24 al 28 luglio. Ci sembrava, infatti, interessante - ha sottolineato la direttrice artistica del Migrant Film Festival, la regista bulgara Milena Kaneva – caratterizzare il Festival, anche, per questa peculiare dimensione itinerante. Del resto, anche io – ha detto - sono totalmente immersa in tale dimensione. Sono Bulgara, ma vivo da tanti anni in Italia e mi sposto di continuo: anche io sono una migrante. Il mio auspicio è che, dopo questa prima edizione, già dal prossimo anno saremo in grado di prevedere ulteriori tappe, anche fuori dall’Italia e, perché no, in Bulgaria o magari proprio in Africa. Oggi ci troviamo di fronte ad un’esagerata paura a causa delle ondate di sbarchi di migranti sulle coste italiane e in Europa: questa paura ci fa dimenticare che siamo tutti esseri umani in cerca di una vita migliore. Il Migrant Film Festival assumerà la forma di una grande festa in cui poter abbattere le ciclopiche mura razziali: l’inizio di una condivisione culturale volta a creare una realtà unita, basata sull’uguaglianza, sull’accettazione dell’altro. Il cinema – ha concluso Milena Kaneva - è il mezzo più efficace per promuovere un incontro tra differenti culture”.

“Abbiamo lavorato sodo e non senza difficoltà per predisporre al meglio questa prima edizione – ha detto Gervasio Ungolo il coordinatore dell’Osservatorio Migranti Basilicata e Centro di Documentazione Associazione Michele Mancino – che vedrà non solo la proiezione di lungometraggi e cortometraggi di particolare valore, ma anche tutta una serie di momenti collaterali che si richiameranno agli spunti positivi lanciati dai film: momenti che continueranno a prevedere un forte coinvolgimento delle comunità locali, dai ragazzi alle simpatiche signore ottantenni, e delle comunità di migranti, dei tanti giovani soprattutto provenienti dal Gana e dal Burkina Faso. Si tratta di ragazzi formidabili che parlano cinque lingue e che in maniera del tutto volontaria ci affiancheranno nella riuscita ottimale del Festival. Senza un coinvolgimento attivo della comunità non potrebbe mai esserci ospitalità. Questo è il filo conduttore del Festival, un appuntamento non solo per gli amanti del cinema o i giornalisti, ma anche – ha concluso Ungolo - per gli studenti, i migranti stessi, gli operatori culturali e sociali coinvolti in un programma ricco di eventi collaterali”.

“Oltre alle proiezioni si realizzeranno – ha spiegato Bernardo Bruno coordinatore delle attività collaterali al Festival - diversi laboratori. ‘Il Cibo Unisce’ perché il cibo è una delle più semplici forme di integrazione: vedrà la colaborazione di ragazze e ragazzi provenienti dal continente africano e dall'Est Europa per proporre le varie identità gastronomiche. Si svolgeranno giochi sportivi di integrazione con la partecipazione dei ragazzi del Cas (Centro di Accoglienza Straordinario) di Spinazzola, la squadra dello Spinafrica, e la squadra locale dei ragazzi di Palazzo San Gervasio. E anche – ha concluso Bernardo - un laboratorio di pittura sul tema del viaggio e un laboratorio video che racconterà la migrazione nella sua multiplicità.”

Migrant Film Festival prevede la proiezione di una serie lungometraggi, come: il film drammatico “La mia classe - a scuola di integrazione” di Daniele Gaglianone con un bravissimo Valerio Mastrandrea; la docu-fiction italo-palestinese “Io sto con la sposa” di Gabriele Del Grande, Antonio Augugliano e Khaled Soliman Al Nassiry; il documentario “Loro di Napoli” di Pierfrancesco Li Donni che racconta della squadra Afro-Napoli United, una squadra di calcio composta da migranti e da napoletani che dai campetti di periferia arriva a debuttare in un campionato Figc; il film drammatico bulgaro-greco “The lesson - Scuola di vita” dei giovani registi bulgari Kristina Grozeva e Petar Valchanov, premiato a vari Festival internazionali.

Ad essere protagonista del Festival sarà, anche, una serie di cortometraggi incentrati sulla complessa realtà di Boreano, Palazzo San Gervasio e Spinazzola, realizzati dalle varie Associazioni impegnate in diversi progetti di integrazione sui territori, come: “Transiti migranti – libera circolazione delle persone” di Valeria Festino e Bernardo Bruno, sul problema dei flussi migratori che hanno interessato i territori lucani negli ultimi anni; “La scuola di Boreano”, nell’ambito del progetto di accoglienza che l’Osservatorio Migranti Basilicata realizza dal 1998, a testimonianza delle numerose attività in cui sono stati coinvolti i migranti e l’esperienza positiva dell’insegnamento della lingua italiana ai braccianti; “An unusual journey” per la regia del video artista Marcantonio Lunardi, che critica la tendenza voyeuristica di un’Europa che assiste alla tragica traversata di chi richiede asilo politico in Occidente e ne svela i meccanismi paradossali dell’opinione pubblica. Oltre ad un’interessante selezione di cortometraggi realizzati nell’ambito del Primo Bando MigrArti 2016 del MiBACT e risultati vincitori al Premio MigrArti2016 l’anno scorso, durante la Mostra del Cinema di Venezia: “Babbo Natale” di Alessandro Valenti; ”Amira” di Luca Lepone; “Asi Stanala Siena – buongiorno Restelica” di Nicola Contini, una bella storia di riscatto sociale di chi, come Habilj con tenacia riesce a laurearsi coronando il sogno di diventare infermiere e di realizzarsi anche lontano dal suo luogo di origine.

La Finesta MigrArti presenta, anche, “Zaza Kurd” di Simone Amendola sulla storia del diciannovenne Hamza che, costretto a scappare dalla Turchia per salvarsi da un processo anticostituzionale, si rifugia in Italia sperando, un giorno, di poter ritornare nel suo paese. Sarà presentato, infine, anche il documentario “Redemption Song” per la regia di Cristina Mantis, coprodotto da Italia, Brasile, Guinea e Senegal, sulla vicenda di Cissoko Aboubacar, profugo di guerra che, inseguendo il miraggio di una salvezza o di una vita migliore, s’imbatte in un’Italia infernale, tanto da decide di ritornare tra la sua gente per raccontare il continente “civilizzato”.
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