Ambulantato, Confersercenti: salvaguardare posti lavoro

punti apici 21/12/2016
ore 15:24
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AGRMentre sono in pieno svolgimento dei mercatini di Natale con le imprese del commercio ambulante protagoniste delle vendite i Comuni stanno procedendo nell’applicazione della Direttiva Bolkestein che riguarda le attività di ambulantato. Ciò – sottolinea l’Anva (Associazione nazionale commercianti su aree pubbliche) aderente a Confesercenti - comporta la messa in discussione dell’Intesa raggiunta nel luglio 2012, che garantiva il rinnovo delle concessioni su area pubblica e la tutela del posto di lavoro per migliaia di aziende.
“Con questo atto del Garante per la Concorrenza si mette a rischio il futuro di decine di migliaia di famiglie italiane; - è scritto in una nota dell’Anva Confesercenti - non condividiamo tale atto, nè nel merito né nel metodo; poiché non si può, con colpevole superficialità, intervenire su un accordo raggiunto con grande difficoltà, e che salvaguardava il posto di lavoro di oltre 200.000 aziende”. “La decisione del Garante per la Concorrenza assume maggiore gravità, se consideriamo che l’Intesa è stata firmata oltre quattro anni fa; e che oggi centinaia di comuni hanno già attivato le procedure per il rinnovo garantito delle concessioni.” “Ci siamo già attivati nei confronti della Conferenza delle Regioni, dell’Anci e del Governo affinché si garantisca l’occupazione alle aziende ambulanti interessate, e questo può accadere solo con la conferma in toto dell’Intesa; - continua Innocenti - che resta l’unico strumento di garanzia per le imprese su area pubblica.” “Se questo obiettivo non fosse raggiunto, metteremo la categoria in stato di agitazione; e annunciamo fin da ora che l’8 maggio 2017 ogni ambulante concessionario monterà comunque nel proprio posteggi. Non possiamo, infatti, permettere che l’applicazione di una Direttiva, che abbiamo sempre contrastato e contestato, divenga un problema sociale per il nostro Paese.” “I fautori della contestazione all’Intesa, che in questi mesi hanno cercato in ogni modo di farla saltare ed hanno contribuito all’intervento del Garante per la Concorrenza, rischiano di ottenere quanto cercato; ma noi non permetteremo che questo avvenga e continueremo nella nostra battaglia ovvero ‘la tutela e salvaguardia del posto di lavoro’.
In Basilicata al primo semestre scorso sono 1.118 quelle registrate alle Camere di Commercio (604 in provincia di Potenza e 514 in quella di Matera) a cui aggiungere almeno altri 6-700 “abusivi” per un terzo di nazionalità extracomunitaria. Ai consumatori lucani – è scritto nella nota - i “mercatini” piacciono sempre di più, anche per gli effetti della crisi e della necessità di risparmiare, soprattutto perchè, grazie a un commercio di prossimità, possono acquistare prodotti tessili, abbigliamento e calzature, ma anche prodotti per la casa, fiori e piante, piccoli elettrodomestici o materiale elettrico, a prezzi inferiori a quelli dei negozi. E magari togliersi qualche “sfizio” senza spese folli comprando bigiotteria o profumi e cosmetici. Nelle festività natalizie il fenomeno è in crescita.
Stando al bilancio fornito dall’anagrafe delle imprese (Unioncamere), in questi tre anni e mezzo il Commercio ambulante nel suo complesso nel Paese è aumentato del 12,8% grazie soprattutto ai prodotti non legati all'alimentare e all'abbigliamento. In Basilicata però non c’è crescita dell’ambulantato regolare, fermo al 2001, sicuramente – a parere di Confesercenti e Anva – perché ad ogni commerciante ambulante regolare ce sono circa tre irregolari per un giro d’affari da 1,2-1,5 milioni di euro.
Il dossier Anva-Confesercenti stima l’esistenza di almeno 100mila imprese del commercio su aree pubbliche del tutto irregolari, individuate attraverso l’incrocio delle banche dati pubbliche di INPS, Agenzia delle Entrate e Camere di Commercio.
“Le istituzioni ai vari livelli – commenta Prospero Cassino, presidente Confesercenti Potenza - si  ricordano di questa categoria  in special modo quando devono pagare le tasse.  Gli ambulanti da sempre sono trattati con poca attenzione dalla politica e spesso maltrattati dalle istituzioni, che non è in difficoltà il commercio a posto fisso, perché calano i consumi in special modo al Sud, e in particolar modo tra i soggetti più deboli della società, cioè’ i nostri clienti. Nonostante le difficoltà e il calo delle vendite, aumentano il numero dei venditori ambulanti: questo significa che il nostro è un settore che procura lavoro e contribuisce a calmierare i prezzi del mercato, a fronte di una crisi generale. Ma – denuncia Cassino - i Comuni spesso non rispettano gli indirizzi regionali e ogni Comune funziona in maniera diversa dall’altro, applicando prezzi diversi e spesso altissimi, sia come occupazione di suolo pubblico, che come raccolta dei rifiuti, occupando lo stesso suolo e producendo gli stessi rifiuti ”.

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