Svimez, il Sud torna a crescere, ma resta il divario con il Nord

punti apici 10/11/2016
ore 13:35

Il presidente della Regione Basilicata, Marcello Pittella, ha partecipato a Roma alla presentazione del Rapporto 2016 con il quale l’Associazione per lo Sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno disegna la fotografia dell’economia meridionale

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AGR“Il Sud torna a crescere, grazie soprattutto al dinamismo di alcune regioni. Ma la divergenza con il Nord rimane ancora nettamente marcata e non può essere superata grazie a occasionali incroci di fattori positivi ma necessita un reale processo di amalgamazione”.
E’ quanto si evince dal Rapporto Svimez 2016 presentato oggi nella sala del Tempio di Adriano della Camera di Commercio di Roma. All’incontro ha partecipato il presidente della Regione Basilicata, Marcello Pittella. La presentazione è stata affidata a Riccardo Padovani, direttore Svimez (Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno) e a Giuseppe Provenzano, vice direttore. A seguire, la relazione di Adriano Giannola, presidente Svimez. Pittella è intervenuto insieme a Domenico Arcuri (AD Invitalia), Francesco Boccia (Commissione Bilancio Camera), Vincenzo De Luca (Presidente Regione Campania), Marco Gay (Giovani Confindustria), Mario Oliverio (Presidente Regione Calabria), Michele Emiliano (Presidente Regione Puglia). Le conclusioni sono affidate a Claudio De Vincenti, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.
E’ fatta di luci e di ombre la fotografia che emerge dal Rapporto SVIMEZ sull’economia del Mezzogiorno 2016.
“La regione con la performance peggiore è la Calabria, con un reddito pro capite pari al 61,8% di quello medio del Paese; anche la Puglia, la Campania e la Sicilia non raggiungono il 70% del PIL. Un aumento rilevante è registrato in Basilicata (+5,5%), ma anche nel Molise, sebbene con un ritmo più moderato (+2,9%). L’Abruzzo cresce del 2,5% grazie all’industria, invertendo cosi la flessione del 2014 (–2,0%). La Sicilia e la Calabria, a causa dei risultati eccezionali ottenuti dal settore agricolo, crescono rispettivamente dell’1,5% e dell’1,1%. Molto più contenuta (solo lo 0,2%) è l’incremento registrato in Campania, Puglia e Sardegna, debolezza parzialmente attribuibile alla persistenza di alcune crisi industriali. Nel Mezzogiorno, la crisi ha colpito le regioni meridionali, con un’intensità assai differenziata ma che nella media è quasi doppia di quella del resto del Paese (–13,2% contro il –7,8%)”.
Il rapporto segnala che “le esportazioni sono cresciute nel 2015 più nel Mezzogiorno che nel resto del Paese, in particolare nel settore agricolo e nella manifattura, in maniera analoga nei paesi UE che extra UE. Aumenti particolarmente elevati si sono registrati in Basilicata (145,7%), con la ripresa dell’export di automobili, Molise (36,1%), Calabria (15,1%) e in Abruzzo (7,3%)”.
In relazione al mercato del lavoro, secondo il rapporto Svimez Jobs Act e decontribuzione lo hanno stimolato senza incidere sulla struttura. “La crescita dell’occupazione nel Mezzogiorno – si legge nel rapporto - interessa tutti e tre i principali settori; in particolar modo l’incremento più significativo al Sud si registra in agricoltura (+5,5%, rispetto al +2,4% del paese) e nei servizi; si estende anche all’industria in senso stretto, mentre ancora in flessione sono le costruzioni. L’occupazione terziaria aumenta in tutte le regioni con l’eccezione di Basilicata, Puglia e Molise”.
Nonostante i segnali positivi che invertono la tendenza del mercato del lavoro, “i livelli occupazionali rimangono ancora molto distanti dai livelli pre-crisi in quasi tutte le regioni: in Calabria e Molise (-10%), in Sicilia (–8,5%), in Puglia (–8,4%), in Abruzzo (–6,3%), in Sardegna (–6,1%) e in Campania (–5,7%); l’unica regione ad avvicinarsi ai valori del 2008 è la Basilicata (–2,7%). L’andamento del 2015 è particolarmente positivo per questa regione (+3,5%), una crescita significativa avviene anche in Sardegna (+3,1%), Puglia (+2,4%) e Sicilia (+2,3%) mentre è più contenuta in Molise (+1,4), Campania (+1%) ed Abruzzo (+0,6%)”.
Nel 2014 il rischio di povertà è aumentato in quattro delle otto regioni meridionali, peggiorando in maniera evidente in Campania, Abruzzo e Sardegna; migliorano la Puglia e la Basilicata.
Rimane un vulnus la qualità dei servizi sociali nel Mezzogiorno, decisamente inferiore a quelli erogati nel resto del Paese; in particolare peggiorano i servizi in Abruzzo, nel Molise, in Puglia e in Calabria; migliorano in Campania, Basilicata, Sicilia e Sardegna”.
Per il rapporto Svimez 2016 anche nell’ambito della giustizia ci sono profondi divari tra Nord e Sud: “dal 2000 nel Centro-Nord il numero medio di giorni per un procedimento di cognizione ordinaria si è ridotto da 1.001 giorni a 777 giorni; nel Mezzogiorno il miglioramento è inferiore, dai 1.377 giorni nel 2000 agli attuali 1.194 giorni. Si distingue l’Abruzzo, dove la durata media è di 869 giorni; la durata media più elevata si rileva in Basilicata (1.569 giorni) e in Puglia (1.375 giorni)”.
In contrasto con le direttive europee, in Italia la percentuale di rifiuti smaltiti in discarica, pur se in tendenziale flessione negli ultimi anni, appare ancora molto elevata, soprattutto al Sud con un valore che risulta doppio di quello del Centro-Nord: nelle regioni meridionali, lo smaltimento in discarica supera nettamente la metà dei rifiuti prodotti in Sicilia (84,3%), in Puglia (53,0%) e in Basilicata (52,0%).
In materia di fondi comunitari, “le Amministrazioni che negli anni hanno mantenuto nel tempo buone performances attuative hanno realizzato i Programmi per tempo senza ricorrere a questo meccanismo e senza disperdere la dotazione destinata alle iniziali strategie di sviluppo: meritano di essere ricordati, in particolare, il PON «Istruzione» e i POR di Puglia e Basilicata”.
Un capitolo a parte è dedicato all’industria culturale con particolare riferimento alle prospettive aperte dalla proclamazione di Matera a capitale europea della cultura per il 2019.
“Il settore culturale – si legge nel rapporto - ricopre nell’ambito dei driver una componente chiave nello sviluppo del Mezzogiorno. A testimoniarlo le performance del settore turistico meridionale, che incoraggiano perseguire questa direttrice di sviluppo: tra il 2014 e 2015 si è registrato un incremento di oltre un milione delle presenze straniere negli esercizi ricettivi del Mezzogiorno; e nello stesso periodo è aumentata di circa l’8% la spesa dei turisti stranieri nel Mezzogiorno dopo il forte aumento registrato nel 2014. Gli spazi di crescita sono importanti soprattutto nelle regioni meridionali, dove un processo di investimento integrato in cultura e innovazione potrebbe determinare, se si raggiungesse la stessa quota presente nelle regioni del Centro-Nord, una crescita dell’occupazione impiegata di circa 200 mila unità, di cui circa 90 mila laureati. In questa prospettiva, un ruolo di particolare rilievo potrebbe essere rappresentato dalla designazione di Matera come Capitale Europea della Cultura per il 2019, da trasformare già oggi in un’occasione per l’intera economia lucana e per tutto il Mezzogiorno.
“Matera 2019” si candida a diventare una importante opportunità per l’intero Mezzogiorno, diventando un catalizzatore per la rigenerazione economica e culturale di un territorio, come già è stato per le precedenti Capitali europee della Cultura, che hanno saputo ricoprire anche un importante valore economico di sviluppo territoriale; per raggiungere questo traguardo occorre investire in un sistema di infrastrutture non solo culturali. Tra le priorità c’è quello di innalzare il livello dei servizi offerti alle imprese nel campo delle infrastrutture materiali ed immateriali, della logistica, della commercializzazione ed export e della formazione-aggiornamento della forza lavoro. Una delle sfide più importanti è rappresentata dallo sviluppo di un sistema di accoglienza sostenibile nel breve-medio periodo. Gli indicatori relativi ai flussi turistici che interessano Matera continuano a registrare trend positivi: nell’anno 2015 il numero di arrivi e presenze di clienti italiani e stranieri in città è cresciuto del 40% rispetto all’anno precedente. Il budget operativo previsto per Matera 2019 ammonta a 52 milioni di euro, mentre il piano di investimento per le spese in conto capitale ammonta a 650 milioni di euro e comprende infrastrutture culturali, azioni di rigenerazione urbana e investimenti in grandi infrastrutture legate all’accessibilità della città. Alcuni interventi previsti interessano l’intera regione nell’ottica di allargamento e coinvolgimento dei territori circostanti. La governance del percorso è affidata a una Fondazione “Matera-Basilicata 2019”.
Nell’ambito del Masterplan per il Mezzogiorno, il Patto per lo sviluppo della Basilicata tra Presidenza del Consiglio dei Ministri e Regione Basilicata, prevede obiettivi e impegni di natura finanziaria che riguardano anche l’accessibilità del territorio, i collegamenti interni e il programma di «Matera 2019». Di fondamentale importanza sono gli interventi del Patto che rientrano nell’Agenda Digitale per un totale di 170 milioni di euro. Ulteriori risorse sono stati riservate direttamente dal Governo al programma di «Matera 2019», sia dalla Legge di Stabilità 2016 che da uno specifico programma del MIBACT. Una tempestiva attuazione di questo importante programma di interventi può rendere l'occasione di Matera 2019 un'opportuna strategica per uno sviluppo trainato dalla cultura per l'intera regione”.
In allegato a questa notizia la scheda della Basilicata
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