ANABIO-CIA: LE ASPETTATIVE DAL SANA DI BOLOGNA

punti apici 07/09/2016
ore 15:18
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AGR

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Con circa il 12 per cento della superficie agricola utilizzata destinata ad agricoltura biologica (poco meno di 100 mila ettari) e 1.500 aziende agroalimentari che adottano metodi di produzione biologica, la Basilicata si colloca fra le regioni con il più elevato e variegato potenziale, dati i diversi orientamenti produttivi delle aziende convertite. Ma anche per il bio, come per le produzioni agricole di qualità, non è tutto oro quello che luccica e diventa sempre più necessario adeguare azioni e programmi per competere sul mercato del “target alimenti biologici”, l’unico tra quelli alimentari che non conosce crisi. Sono queste le motivazioni della partecipazione della Cia e dell’Anabio Basilicata, l’associazione che rappresenta i produttori bio, al "Sana", Fiera di settore di Bologna dal 9 al 12 settembre. La delegazione lucana sarà guidata da Donato Muscillo, presidente Anabio e Paolo Carbone della Cia regionale.
Alcuni imprenditori lucani si sono resi conto che il mercato del bio non è più una piccola nicchia e rappresenta l’unico segmento dell’agroalimentare italiano con tendenza alla crescita. Da tempo gli agricoltori lucani del biologico – si afferma nella nota - si battono perché più che pensare all’estensione di coltivazioni e produzioni bio si proceda al consolidamento e al sostegno di quelle che risentono della crisi dei consumi in particolare per gli effetti della concorrenza sleale degli ipermercati e discount alimentari.
Anabio e Cia sottolineano che in Italia i dati della crescita del mercato del biologico, relativi all’anno 2015, segnano un +20% rispetto all’anno precedente. Un risultato eccezionale tanto da rappresentare un’opportunità per l’intero settore agricolo e alimentare del nostro paese anche in riferimento al contesto di crisi o comunque ristrettezza economica di molte famiglie e al sovrapprezzo dei prodotti biologici. A beneficiare dello straordinario trend positivo di questi anni è stato soprattutto il segmento del commercio e della distribuzione anche a seguito degli investimenti fatti sia in infrastrutture che in promozione. Noi di Anabio e Cia – è scritto nella nota - vogliamo che anche il segmento della produzione agricola possa e debba beneficiare dei successi del mercato. Il Governo italiano e le Regioni hanno adottato il Piano Strategico Nazionale per lo Sviluppo del sistema Biologico che prevede di raggiungere nel 2020 un incremento della superficie coltivata del 50% e un incremento del valore della produzione del 30% che se realizzato farebbe salire al 5% il valore della produzione biologica sul totale della spesa agroalimentare. L’obiettivo dell’incremento di superficie è sicuramente alla nostra portata grazie al traino dei Psr che già con il primo Bando della Misura 11, emanati delle diversi Regioni, ha consentito l’adesione di molti nuovi imprenditori agricoli da cui deriverà un elevato incremento di nuove superfici coltivate con il metodo biologico. Più complesso è il raggiungimento del secondo obiettivo per il quale sono necessarie diverse operazioni congiunte e coordinate. A nostro giudizio è necessario portare rapidamente ai termini l’Operazione 3.1 della strategia nazionale che prevede “l’introduzione di un segno distintivo, sulla base delle opportunità offerte, per la riconoscibilità della produzione biologica italiana, in conformità alla attuale legislazione europea in materia di biologico e di origine”. In questa ottica crediamo che la distinzione del prodotto agricolo biologico italiano sia innanzitutto un’operazione di trasparenza da mettere a disposizione del cittadino/consumatore.
Per la programmazione dello Sviluppo Rurale 2014-2020 il biologico – conclude Anabio-Cia - deve porsi ambiziosi obbiettivi: raddoppiare, nei prossimi 7 anni, le superfici ed il numero degli operatori; creare filiere in nuovi settori e rafforzare quelli già strutturati; sviluppare l’aggregazione e la logistica; istituire distretti biologici nella realtà che hanno particolari vocazioni ambientali; sviluppo della zootecnia biologica e delle relative filiere a cominciare dalla produzione di alimenti biologici per animali.

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