Imposta soggiorno: Uil, si utilizzi per occupazione locale

punti apici 09/08/2016
ore 09:15
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AGR

AGRAl 2016, secondo il Servizio Politiche Territoriali della UIL sono 650 i Comuni che applicano l’imposta di soggiorno, dato stabile rispetto al 2015 e in aumento del 14% rispetto al 2014. In Basilicata sono quattro i Comuni (Matera, Nova Siri, Bernalda-Metaponto, Maratea) che la applicano, introdotta con legge regionale n. 19 del 1999, sui 22 che ne hanno i requisiti.
In linea generale – sottolinea una nota della Uil - non siamo contrari a priori a questa imposta, preferibile all’aumento delle addizionali IRPEF o della TARI e quindi meglio ricorrere a questa leva fiscale, purchè essa sia propedeutica a disegnare un fisco locale più equo. Soprattutto – è l’indicazione della Uil - i proventi di questa “tassa” siano utilizzati per creare, soprattutto in quelle località ad alto impatto turistico, quel circolo “virtuoso” in grado di mettere in moto l’occupazione locale attraverso investimenti nelle opere infrastrutturali turistiche. Quindi una vera e propria tassa di scopo che dovrebbe essere finalizzata al miglioramento della qualità dei servizi della città.  Per quest’anno, anche questa tassa, come le altre imposte locali, è soggetta al blocco degli aumenti decisi a livello nazionale con la Legge di Stabilità.
Un breve passo indietro. Correva l’anno 2010, quando fu istituita nella capitale per ripianare il deficit comunale (Decreto Legge 78 del 2010). Fu poi introdotta strutturalmente per tutti i Comuni dal Governo Berlusconi, con il decreto legislativo sul fisco municipale, in attuazione del federalismo fiscale (DLGS. 23 del 2011, lo stesso che istituiva l’IMU).
Storicamente non è una novità: in Italia fu istituita per la prima volta nel 1910 per le località termali e balneari e poi nel 1938 estesa alle città d’arte. Fu abolita nel 1989 alla vigilia dei mondiali di calcio del 1990.
Ma come funziona?
L’imposta di soggiorno, da istituirsi con Regolamento Comunale approvato dal Consiglio, può essere applicata da 10 centesimi a un massimo di 5 euro per notte di soggiorno (fa eccezione Roma dove l’imposta può arrivare a 10 euro per notte); mentre la tariffa per la tassa di sbarco sulle isole minori è di 1,50 euro a persona.
Il relativo gettito è destinato a finanziare interventi in materia di turismo, di manutenzione, fruizione e recupero di beni culturali e ambientali locali, nonché dei relativi servizi pubblici locali.
Le modalità di applicazione sono diverse e vanno dal versamento di un importo fisso a un importo variabile a seconda delle stelle della struttura.
La maggioranza dei comuni ha scelto di diversificare le tariffe in base alle “stelle” attribuite alle strutture. Si paga per una o più notti in albergo, ma anche campeggi, bed&breakfast e agriturismi sono toccati dall’imposta.
Se nel 2011, anno di esordio di tale imposta, prevista dal Decreto sul federalismo municipale, i comuni che avevano optato per l’imposta si contavano sulle “dita di una mano” (Venezia, Roma, Firenze, Catania, Padova, Vieste, Villasimius e pochi altri). A queste città o località turistiche si sono aggiunte nel tempo altre comuni quali: Milano, Bologna, Napoli, Aosta, Livorno, Perugia, Matera, Vicenza, Verona, Ancona, Como, Siena, Pisa, Lecce, La Spezia, Ragusa, Genova, Torino, Massa, Verbania, Bergamo, Parma, Pesaro, Modena, Salerno, Lodi, Ferrara, Livorno, Grosseto, Ravenna, Trapani, Messina, Rimini, Palermo (dal 2014),Siracusa, Sondrio, Lucca.
Non solo le grandi città, ma dal mare alla montagna, dalle località termali alle località sui laghi, vale a dire le cosiddette località turistiche, numerosi sono i comuni hanno introdotto il balzello. Il gettito complessivo per i Comuni, secondo i dati della Uil, superano i 431 milioni di euro di cui 123 milioni sono incassati solo dal Comune di Roma.

bas 02

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