Gentile (Confartigianato): imprese Sud non uscite da tunnel crisi

punti apici 27/07/2016
ore 15:38
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AGRPer le imprese artigiane del Sud l’analisi dei dati di Unioncamere-InfoCamere pubblicati sulla demografia di impresa al 30 giugno 2016, a differenza di quelle del comparto commercio, è decisamente poco incoraggiante. In chiave territoriale nel secondo trimestre dell’anno l’artigianato presenta un maggiore dinamismo nel Nord-Ovest(+0,28%), seguito dal Centro (+0,21%), Nord-Est (+0,20%) mentre è più statico il Mezzogiorno (+0,03%). In particolare si osserva che la forbice tra tasso di sviluppo del totale imprese e tasso di sviluppo dell’artigianato è di 0,44 punti e sale al massimo di 0,70 punti nel Mezzogiorno; seguono con 0,47 punti il Centro, con 0,30 punti nel Nord Ovest mentre si registra il minimo di 0,28 punti nel Nord Est. E’ quanto evidenzia la Confartigianato. Per Rosa Gentile, vice presidente nazionale con delega al Mezzogiorno, in Basilicata le cessazioni (132) superano le iscrizioni (116), come accade in Sicilia (981 contro 715), Sardegna (568 contro 509) e Molise (80 contro 97), mentre nel resto delle regioni del Sud il saldo attivo si riduce a poche decine di unità come in Abruzzo (503 contro 529), Campania (1361 contro 1353), Puglia (997 contro 1127) e Calabria (498 contro 565).  La fase di ripresa in corso va analizzata in una prospettiva di più lungo periodo in cui si evidenzia come i due cicli recessivi abbiano determinato una marcata selezione nell’artigianato italiano: tra il 2007 e il 2016 l’economia italiana ha perso il 10,3% del PIL pro capite (a prezzi costanti) e in parallelo ha registrato una riduzione del 9,3% delle imprese artigiane, con un calo, in valore assoluto, di 137.584 unità.
Nel secondo trimestre del 2016 si osserva un miglioramento del tasso di sviluppo in 56 province che rappresentano il 53,5% dell’artigianato italiano mentre vi è un peggioramento – crescita meno dinamica o un maggiore calo – in altre 49 province che rappresentano il restante 46,5% delle imprese artigiane registrate.
Al Sud – dice Gentile – le imprese artigiane non sono ancora uscite dal tunnel della crisi. Andando a guardare nel dettaglio le diverse tipologie d’imprenditori coinvolti (piccole o grandi imprese, imprese del manifatturiero o dei servizi, imprenditori giovani o anziani, con livello di istruzione differente) tutti valutano in modo negativo l’attrattività delle regioni meridionali. Nella percezione degli imprenditori il Sud si presenta come un blocco monolitico tendenzialmente uniforme e ostile.  Politiche di investimento in infrastrutture di trasporto, politiche industriali e campagne specifiche di comunicazione sull’area sono - dice Gentile - gli strumenti necessari per aggredire la scarsa attrattività del Sud. In particolare, servono azioni ‘nel trasporto ferroviario, nella portualità, nell’intermodalità e nelle piattaforme logistiche’ sia per potenziare l’accessibilità del Sud dall’esterno che per favorire la mobilità interna integrando a sistema le reti di trasporto meridionali. Preoccupa infine – conclude – la staticità che si registra nell’autoimprenditoria giovanile con attività che hanno breve durata.

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