Potenza (Dc-Libertas): chiaro il voto dei cattolici a Pisticci

punti apici 20/06/2016
ore 12:01
punti
AGR

AGR“Il segnale è suonato forte e chiaro non solo a Roma e a Torino (e per aspetti piuttosto anaIoghi a Napoli) ma anche a Pisticci dove il successo schiacciante del M5S ha lo stesso significato”. Lo afferma Giuseppe Potenza, Dc-Libertas Basilicata”.
“Gli elettori voltano le spalle ai partiti e alla politica che hanno immagini e contenuti tradizionali. Un comportamento seguito anche dai cattolici, quell’elettorato che ai tempi della Dc a Pisticci, la città del prof. Gaetano Michetti democristiano e presidente della Regione, votava alle comunali per oltre il 50% a favore dei candidati cattolico-democratici, con fasi alternate che – va ricordato per la verità storica - hanno visto prevalere i comunisti. E’ giusto pertanto interrogarsi dal versante ideale, culturale, politico e civile, a me più vicino, cosa è accaduto tra i cattolici che hanno votato per il M5S. Intanto, tra le novità di questo turno amministrativo c'è l'eclissi del cattolicesimo politico: non ce ne è traccia, né tra gli eletti né tra gli elettori. Nessun protagonista delle contese amministrative proviene dal mondo cattolico. Né si segnala alcun successo di liste o candidati riconducibili a questo universo un tempo portatore di talenti carismi e voti. Il punto di partenza è che dalle parrocchie ai vertici diocesani, il giudizio sulla classe dirigente locale gira sempre intorno a “sfiducia, delusione, amarezza”. La protesta e l’indifferenza sono gli ingredienti del momento di oggi, del momento contemporaneo. Occorre dare delle risposte. Secondo me i cattolici hanno delle nuove responsabilità proprio per riarticolare un’amicizia sociale, cosa che non hanno messo all’ordine del giorno. Ancora si attardano a fare il tifo per quello o quell’altro, nell’ambito di un bipolarismo che non esiste più. Bisogna rimboccarsi le maniche e ricostruire questi legami. Il bipolarismo tradizionale, in realtà, è esistito soltanto a tratti. Adesso c’è qualcosa di diverso: non a caso il presidente del Consiglio in queste elezioni amministrative non è intervenuto, se non in extremis, a Roma e Milano. Si va verso un referendum costituzionale che vuol essere una sorta di plebiscito, ma il punto vero è ricostruire la relazione. Tuttavia, ricostruire una relazione è una cosa molto difficile: richiede investimenti ed esempi concreti. Ai credenti impegnati nel sociale suggerisco di lavorare sul medio periodo nella società concreta per dare delle prospettive. Il voto di questi giorni, la protesta di cui si capiscono le radici, trasmettono essenzialmente questo messaggio: un bisogno di prospettive. E i cattolici devono tornare ad investire a partire dal dato valoriale: dopo la nottata antipolitica, anti-casta, torneranno i contenuti? Bisogna lavorare per questo. Non è sufficiente proporre ai cittadini un’offerta politica basata esclusivamente sulla governabilità (Renzi), o sulla moralità astratta (grillini). Manca la domanda di fondo: quale idea di città, quale idea di società, quale idea di Italia? Su questo i cittadini dovranno confrontarsi alle politiche. Il Popolo della Famiglia, malgrado il silenzio mediatico di regime, è andato oltre l’1% a livello nazionale (con risultati sorprendenti in alcuni centri). Molto, per un nuovo partito identitario nato da appena 20 giorni (che si è presentato in tutta la Penisola), lasciato solo dalle invidie, dai personalismi, e dal conformismo del politicamente, culturalmente e religiosamente corretto. Poco, per ricostruire un voto cattolico (e non solo). La domanda è: esiste ancora un mondo cattolico unitario? Il lavoro per ricostruire una coscienza pubblica valoriale cattolica, e il primato dei valori non negoziabili (pure in casa cattolica), è appena cominciato. E sarà un lavoro lungo e difficile. Ma è l’unica scommessa da vincere e l’unica novità per le prossime politiche perché nonostante la scaltrezza di un ex pulcino democristiano come Renzi, non è a sinistra che si può radicare il cattolicesimo politico nemmeno nella sua limitata versione sociale. È a destra che si schiudono praterie dove piantare quello che Martinazzoli chiamava 'il seme del popolarismo'. Finita la Dc si disse che la Chiesa avrebbe allargato la propria influenza ma la Dc veniva votata da un italiano su tre mentre oggi solo un italiano su dieci si professa cattolico consuetamente praticante. La fede indietreggia a fattore puramente privato: non ha più nessun rilievo pubblico. Non orienta il voto, non suggerisce una militanza. Alla lunga non sostiene un modello di società che vada oltre lo stucchevole e poco convinto rifiuto della modernità”.
bas04 

Cerca una notizia

(gg/mm/aaaa)

(gg/mm/aaaa)

ACR AGR BAS ESR

dalla più recente dalla meno recente

Cerca nell'archivio