Esposito (Flai Cgil): su campo Boreano mai abbassare la guardia

punti apici 08/06/2016
ore 16:56
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AGR“Grazie al lavoro della Task force regionale di cui la Flai Cgil Basilicata fa parte e la sottoscrizione della Regione Basilicata al Protocollo ministeriale contro il caporalato e lo sfruttamento lavorativo in agricoltura finalmente qualcosa si muove ma non dobbiamo abbassare la guardia. Boreano esiste anche quando i riflettori mediatici sono spenti. In questi giorni stanno arrivando ogni giorno decine di stagionali per la semina. Tra il centro di accoglienza aperto a Venosa e la frazione di Boreano sono già più di 50 i braccianti presenti, la maggior parte dei quali continua ugualmente a vivere nei casolari dismessi, dove già sono all’opera i caporali.
Il Consiglio regionale di Basilicata acceleri l’iter di approvazione del disegno di legge sulle disposizioni per il contrasto al lavoro irregolare, ancora inspiegabilmente fermo in Quarta commissione. Un passaggio fondamentale in quanto, unendo agli strumenti sanzionatori anche quelli di premialità per chi rispetta le clausole sociali, prevede l’istituzione degli elenchi di prenotazione e l’introduzione degli gli indici di congruità”.
E’ quanto denuncia il segretario generale Flai Cgil Basilicata Vincenzo Esposito che in questi giorni si è recato a Boreano per capire cosa stesse succedendo anche a seguito dell’incendio delle baracche di fortuna costruite dagli stessi braccianti. Il segretario, insieme a una delegazione dell’organizzazione, ha potuto parlare con molti di loro. “Boreano – racconta Esposito – continua ad essere terra di nessuno. Ci hanno detto che era stato loro promesso che di lì a breve avrebbero ripulito l’area dagli scheletri inceneriti delle baracche ma così non è stato. Presto riprenderanno a costruire nuove baracche, arriveranno sempre più numerosi e alcuni porteranno con loro anche le donne, come documentato nel terzo rapporto nazionale Agromafie e caporalato nel capitolo interamente dedicato alla Basilicata”.
Secondo il rapporto sono 22.133 gli occupati in agricoltura in Basilicata, di cui il 38,7% sono cittadini stranieri. Di questi ultimi 4.858 provengono da Paesi non UE (21,9% del totale) e il 16,8% da Paesi UE. Un lavoratore agricolo su tre è dunque di origine straniera. Il comparto in cui sono maggiormente occupati è quello delle colture industriali, dove il 75,5% è straniero. L’impiego è prevalentemente stagionale (97,4% degli addetti) mentre il restante (40%) è in possesso di contratto informale. Il 73% ha un contratto di lavoro regolare mentre il 27% dei lavoratori stranieri è retribuito in maniera discrezionale. Sono questi i lavoratori più a rischio, sfruttati, nonostante siano registrati dalle autorità statistiche. I lavoratori in questa condizione sarebbero 2.400 a cui vanno aggiunti gli irregolari con cifre che, secondo il sindacato, si aggirerebbero fino ai 40.000 lavoratori. Di questi, solo un migliaio lavora a Palazzo San Gervasio: circa 400 vivono in alloggi e i restanti nei casolari tra Boreano, Venosa e Lavello. In un casolare arrivano ad abitare fino a 50 persone. Senza acqua corrente, elettricità, servizi igienici.
A chi è stato chiesto perché preferirebbe vivere in queste condizioni piuttosto che nei centri di accoglienza ha risposto che il principale motivo è l’eccessiva lontananza dai campi “ma abbiamo la sensazione – dice Esposito – che la realtà sia ben diversa. I caporali solo a Palazzo San Gervasio sarebbero circa 60, italiani e stranieri e sono operativi perché c’è un imprenditore che li ingaggia. E lo ingaggia a volte perché costretto, dal momento che i centri per l’impiego e le agenzie interinali non riescono a dare risposte esaustive alla domanda di lavoro proveniente dall’agroalimentare e a quanti questa domanda sono in grado di soddisfarla, ovvero la manodopera straniera. Diventa quindi quasi un passaggio obbligatorio, dovuto a un vuoto istituzionale che va assolutamente colmato. E’ solo potenziando i servizi al lavoro che possiamo arginare il problema.
E’ questa la sfida che la Flai Cgil di Basilicata si propone di affrontare attraverso tutti gli strumenti a disposizione, compresa la Task force, il sindacato di strada, che partirà a breve e ci vedrà in strada a spiegare ai lavoratori i propri diritti, la campagna Sgombriamo il campo con cui si propongono veri e propri patti di legalità per il contrasto dei fenomeni criminali nei settori a più alto rischio, quali proprio l'agroindustria, fra associazioni datoriali, istituzioni territoriali e forze dell'ordine, il lavoro per l'approvazione della legge di iniziativa popolare, il ddl 2134 approvato dalla Camera e per cui torniamo a chiedere un rapido iter in Senato, che prevde la confisca dei beni prodotti con il caporalato garantendo il proseguimento delle attività produttive confiscate e la salvaguardia dei posti di lavoro. Ma non basta. Occorre – conclude Esposito - sensibilizzare anche le popolazioni locali, una cui parte ricava dei vantaggi da questo insano “indotto” fatto di accordi per la vendita di beni di consumo immediati o stagionali”.

Bas 05



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