Scutari (ass. Percorsi), verso una “carta” di Media for Peace

punti apici 03/06/2016
ore 17:02
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AGRIn che modo oggi i giornalisti riescono attraverso il loro lavoro a diventare attori sociali in grado di favorire una cultura di pace? A questa domanda si è cercato di dare una risposta nell'ambito dell'incontro su "Media for Peace" avvenuto a Palermo nella facoltà di economia dell'Università degli Studi, su iniziativa dell’Associazione Percorsi presieduta dal lucano Piero Scutari. L'iniziativa trae ispirazione dalla Dichiarazione di Bruxelles denominata “Pledge to Peace”, nata nel Parlamento Europeo nel 2011, sottoscritta dal precedente Presidente della Regione Basilicata Vito De Filippo oltre che da sindaci lucani.
"Da docente universitario che da anni lavora alla formazione dei futuri comunicatori - sottolinea Gianfranco Marrone, docente ordinario di Semiotica alla facoltà di scienze della comunicazione - penso che un tema del genere, cioè la relazione tra i media e il tema della pace, sia centrale nell'organizzazione educativa degli studenti sia dal punto di vista dei contenuti che dal punto di vista del modo di operare ed organizzare il proprio lavoro. I giornalisti oggi non sono soltanto portatori di notizie ma posso diventare, facendo certe scelte, attori sociali a tutti gli effetti di un cambiamento possibile e la loro parola può influenzare notevolmente la società civile”. A parlare di pace e dell'approccio diverso che ogni persona, giornalista ma non solo deve avere nella propria vita è stato l'ospite d'onore Prem Rawat, ambasciatore di pace della Regione Basilicata nel mondo della Dichiarazione di Bruxelles “Pledge to Peace” e cittadino onorario della Città di Palermo e di altre 4 città siciliane. "Non sono un giornalista - ha esordito nel suo intervento Prem Rawat - però capisco quanto diventare per voi dei buoni operatori di pace sia una sfida molto importante proprio perché 'la penna può essere a volte più potente di una spada'. Le vostre parole possono guarire, illuminare oppure distruggere. Quella che avete è proprio una grandissima responsabilità". "Ma chi è il giornalista e che cos'è la pace? - ha continuato -. A mio parere è un essere umano che ha il preciso compito di preservare l'umanità, creando circostanze in cui il bene venga perpetuato in una dimensione sempre più ampia perché se il bene viene innaffiato diventa grande". Secondo Prem Rawat purtroppo si continua "ogni giorno a mettere ogni persona in una scatola senza renderci conto che sono anni che facciamo sempre gli stessi errori. Si continuano a fare le stesse cose e si aspetta un risultato diverso?".
"La pace non è stare in pace con se stessi facendo le cose che ci danno le nostre piccole sicurezze - incalza ancora -. La pace è ben altro! La pace più grande è quella che riesci a conquistare dentro di te ogni giorno. La pace non è assenza di guerra ma è qualcosa che si può sentire dentro anche quando attorno a te c'è la guerra. Voi giornalisti come i medici, gli avvocati e tutti coloro che hanno un ruolo pubblico - continua lo studioso internazionale - avete il compito di sforzarvi  di cercarla e costruirla ogni giorno trasmettendo la speranza, la possibilità nuova ai giovani che si possano imboccare strade diverse basate sul rispetto reciproco e sul perseguimento dei valori più alti. In questo mondo ci sono tante cose sbagliate ma ci sono tante persone che questo mondo lo vogliono rendere migliore coltivando la bellezza di costruire una pace possibile".
Questa Conferenza – ha detto Piero Scutari – è stato il primo passo per elaborare una “Carta” di Media for Peace, per esortare i media ed i giornalisti a diffondere una cultura di pace, di tolleranza, di accoglienza, di generosità e solidarietà. Un richiamo ai media, ai giornalisti ad agire per sostenere e promuovere valori fondamentali, spesso persi di vista, quali la pace, la dignità, la prosperità, e far riflettere sul fatto che la pace è un'esigenza basilare nella vita di ogni persona, essenziale tanto quanto lo sono i diritti civili, i bisogni primari, l’accesso alle opportunità. Il fine è quello di contribuire alla costruzione di un consenso civile per un futuro di pace sia attraverso la promozione di questi valori sia attraverso l'utilizzo di una forma comunicativa efficace per la loro diffusione.

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