Prinzi(Bene Comune): proseguire studi rapporto sismicità-petrolio

punti apici 13/11/2015
ore 16:22
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AGR

AGR“L’incontro promosso da Cnr e Unibas sul rapporto tra rischio sismico ed attività di estrazione petrolifera in Val d’Agri, molto utile per alcuni aggiornamenti di ricerca in particolare nell’area del pozzo Costa Molino 2 in territorio di Montemurro e sulla sponda occidentale del lago del Pertusillo in un comprensorio tra Grumento e Moliterno, ovviamente non poteva avere la pretesa di una conclusione esaustiva. E’ dunque necessario continuare l’attività di studio, analisi, monitoraggio, ricerca scientifica sulla relazione sismicità-attività petrolifera, utilizzando istituti (Cnr), Università, già presenti in Basilicata e facendo ricorso ad altri centri e professionalità che hanno condotto analoghe ricerche in Italia e in altri Paesi”. E’ quanto sostiene Vittorio Prinzi, presidente dell’Associazione Bene Comune Viggiano sottolineando che “tra i problemi dell’impatto sul territorio della Val d’Agri derivante da produzione e ricerca di idrocarburi non ne va trascurato ed escluso alcuno e quello sismico non è certo da prendere sotto gamba. Da studioso-storico mi sono occupato degli eventi sismici disastrosi come quello del 1857 e ancor prima del 1826, sino agli eventi più recenti del 1980 e ricordo che esiste un’ampia documentazione storico-scientifica sulla sismicità della Val d’Agri da aggiornare grazie alle nuove tecnologie. La Val d’Agri – ci ricordano i ricercatori - è una delle aree italiane a maggiore potenziale sismogenetico. Il recente sviluppo urbanistico, in particolare nella parte alta della valle (Villa d'Agri, Viggiano), e la presenza di infrastrutture legate all'attività di estrazione e raffinazione di idrocarburi contribuiscono ad accrescere il rischio sismico dell'area. Del resto l’allarme lanciato qualche annoi fa da uno dei maggiori esperti, il prof. Franco Ortolani, (Università Federico II di Napoli), non è stato ancora del tutto superato da studi e ricerche. «In Val d’Agri – sono parole del prof. Ortolani - si stanno raggiungendo profondità di oltre 4-5 km, e non si tratta solo di estrazione, ma anche di iniezione a forte pressione di fluidi per migliorare la produzione. L’iniezione ad alta pressione di questi fluidi fa sì che aumenti la permeabilità delle rocce, permettendo loro di insinuarsi nelle fratture, di fatto lubrificandole. È vero che i terremoti si generano a molti chilometri di profondità, come i 6 di quello più recente in Emilia, ma la porzione di crosta interessata dalla faglia attiva arriva fin quasi alla superficie. Se la parte superiore di questo 'pacco' di rocce viene destabilizzata dall’attività di decine di pozzi di estrazione e reiniezione, è chiaro che l’evento sismico è reso più probabile e distruttivo».
Per questo non si può abbassare la guardia per adottare le necessarie iniziative volte a una revisione del sistema delle autorizzazioni per le trivellazioni prevedendo il coinvolgimento del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare anche redigendo apposite griglie di valutazione in grado di recepire in modo oggettivo specifici punti di criticità quali ad esempio la presenza di falde acquifere o elevati rischi sismici e rilevanti fragilità geologiche dei territori interessati dalle ipotesi di ricerca, esplorazione e coltivazione di idrocarburi, supportate dal contributo delle analisi di ISPRA, INGV e CNR, così come il coinvolgimento degli enti locali e una maggiore trasparenza e pubblicizzazione dei risultati".
"Condivo – conclude Prinzi – la sollecitazione dei sismologi per una maggiore trasparenza da parte delle società petrolifere, ma anche da quelle che si occupano di geotermia, che oggi tengono in gran parte riservati, considerandoli parte del loro capitale, i dati delle loro prospezioni geofisiche e delle loro attività di estrazione e reiniezione di fluidi, dati che sarebbero preziosi anche per valutare la connessione fra queste attività e la sismicità".

BAS 05

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