“Matera è Fiera”: Convegno sulla fragola Candonga

punti apici 04/09/2015
ore 15:42
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AGR

AGRLa fragola Candonga è molto gradita agli italiani. Questo è il risultato emerso ieri durante il convegno inserito nella manifestazione “Matera è Fiera” organizzato dal Club Candonga. Tra i partecipanti erano presenti: Carmela Suriano, presidente Club Candonga, Fabio Massimo Pallottini, presidente di Ital Mercati reti d’imprese, Fabrizio De Giacomi, responsabile rete rilevamento mercati all’ingrosso e borsa telematica, Giorgio Mercuri, presidente Fedagri Confcooperative, Hans C. Behr, responsabile rete mercati all’ingrosso Germania, Luca Braia, assessore Politiche agricole e forestali della Regione Basilicata, Nicola Vallinoto, responsabile qualità Candonga.
La “cultivar” - è emerso nel corso del convegno - è stata introdotta dieci anni fa nel mercato italiano con il marchio commerciale Candonga. E’ stata coltivata nel metapontino, area lucana particolarmente vocata per la produzione ortofrutticola, dove è riuscita a differenziarsi dalle altre varietà e a diventare la fragola più bella da vedere e più gustosa da mangiare. Carmela Suriano, fondatrice del Consorzio di qualità Club Candonga, ha costituito un gruppo di fragolicoltori in possesso di una certificazione volontaria G.A.P. (Good Agricolture Practices), che segue un disciplinare di produzione molto rigido e adotta il codice etico. La qualità del prodotto è l’obiettivo prioritario del club e, per ottenere il massimo risultato, sono stati definiti quattro requisiti aziendali: la capacità di ottimizzare e innovare le fasi della filiera produttiva, cioè puntare sulle tecniche colturali, sulla raccolta, sulla tracciabilità e sul post raccolta. Il packaging, quindi il corretto utilizzo degli imballaggi, il rispetto delle dimensioni e l’utilizzo delle cassette a sponde ribaltabili. Competenza nella gestione aziendale garantendo la sicurezza dei lavoratori, lo smaltimento dei rifiuti e la tracciabilità del prodotto. Infine, la salubrità quindi il controllo dei residui. Il Club Candonga persegue lo sviluppo sostenibile dando la dovuta attenzione all’ambiente, all’aspetto sociale e a quello economico senza tralasciare un lavoro integrato di comunicazione esterna, quindi condiviso dai consorziati, e di aggregazione degli acquisti tra gli aderenti.
La squisitezza della Candonga – hanno evidenziato i relatori del Club Candonga - dipende non solo dalla “cultivar”, ma anche dal territorio e dal lavoro dei tecnici che si adoperano quotidianamente per garantire un corretto utilizzo delle risorse impiegate durante le attività di produzione. La fragola Candonga è la risposta a un esigenza di mercato. Il cliente finale è disposto a pagare qualcosa di più se ha la garanzia di avere un prodotto migliore e soprattutto “salubre”. Nonostante i consumi non aumentino, la vendita del prodotto Candonga insieme ai piccoli frutti è in ascesa. La produzione di fragole italiane si sviluppa quasi unicamente nel Sud d’Italia e la regione Basilicata, insieme alla Campania, rappresenta un’area d’eccellenza nella produzione. In Europa il mercato di maggiore importazione è la Germania, seguito dall’ Austria e dalla Svizzera, tuttavia il mercato di riferimento della fragola Candonga top quality è rappresento dalla Germania e dall’Inghilterra. Il club Candonga è già al lavoro e ha già avviato molti contatti con i buyer tedeschi e inglesi. Tra i relatori del convegno era presente anche Hans Christoph Behr, responsabile della rete di rilevamento dei mercati all’ingrosso. I consumatori tedeschi sono abituati a mangiare una fragola che abbia caratteristiche diverse dalla Candonga. Preferiscono un frutto morbido e che si scioglie in bocca. Tuttavia, la fascia di clientela più ricca già acquista la Candonga. Per aumentare la commercializzazione in Germania, occorrerebbe modificare le abitudini di acquisto del consumatore finale dando informazioni al cliente sul prodotto offerto. Oggi la Spagna è un concorrente importante e si presenta con un mercato unito e compatto riuscendo a condividere gli acquisti tra gli operatori di settore e quindi, contenendo i costi, offre un prodotto a un prezzo inferiore rispetto a quello italiano. E’ chiaro che l’unione fa la forza partendo dal mercato regionale per arrivare al mercato nazionale.

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