Ricerca petrolifera nel Vulture, Cia in difesa aziende

punti apici 27/06/2015
ore 10:18
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AGR“Le notizie giornalistiche di oggi che ripropongono l’assalto delle compagne petrolifere nel territorio del Il Vulture-Melfese-Alto Bradano allarmano gli agricoltori che si sono già mobilitati in passato con la partecipazione a manifestazioni popolari”. E’ quanto sottolinea la Cia dell’area Vulture-Alto Bradano territori – si evidenzia – “di alta specializzazione agricola e per questo è necessario mettere un freno all’attività di ricerca petrolifera”.
“Accade che mentre all’Expo si discute del ruolo che giocano gli agricoltori nella tutela del suolo e nelle strategie di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici e sull'importanza della sostenibilità economica delle attività agricole per consentire che gli agricoltori possano contribuire realmente alla sfida della preservazione dei suoli, rispondendo al contempo alla crescente domanda alimentare del Pianeta, il Tar dà il disco verde alle trivelle nelle nostre aree. Non solo le aziende agricole, vitivinicole, olivicole, zootecniche, i castagneti sono una risorsa fondamentale per l’economia del comprensorio, ma – aggiunge la nota - il paesaggio rurale è una componente essenziale dell’identità della nostra regione e dell’intero Paese e appare particolarmente importante, perché pone l’accento sul nesso tra l’azione necessaria per superare i fattori di crisi e contrastare i rischi di decadimento dell’attività produttiva agricola e un rinnovato impegno a puntare sulle potenzialità offerte dal nostro patrimonio storico di civiltà e bellezza per lo sviluppo diffuso di un turismo di qualità altamente competitivo”.
Nel ricordare che “quasi tutte le Amministrazioni Comunali del Vulture-Melfese-Alto Bradano hanno sottoscritto la “Carta di Matera” per dare stabilità ad un positivo rapporto fra Amministrazioni locali ed agricoltori valorizzando le funzioni, le peculiarità e le opportunità di servizio che questi offrono e per tutelare le nostre aziende”, la Cia evidenzia che “oltre alle trivelle il nemico da contrastare è l’uso dissennato e confuso del suolo agrario soprattutto determinato dalle azioni non programmate delle opere di urbanizzazione, in particolare per centri commerciali e capannoni industriali. Occorre preservare l’agricoltura, il peculiare ed inconfondibile paesaggio agrario, oggi più che mai identificabile con il bene ambientale di tutto il Paese.
Il suolo – sottolinea Leonardo Moscaritolo, dirigente della Cia - è un ecosistema fragile che va considerato in maniera olistica per l'interazione della sua componente fisica, chimica e soprattutto biologica, indispensabile per la vita dell'uomo e per il suo benessere. Il suolo e la sua fertilità non riguardano solo il campo agricolo ma tutta la società civile. Se pensiamo alla crescente domanda alimentare sarà necessario produrre di più ma in maniera sostenibile. Inoltre, per combattere gli effetti del cambiamento climatico e dell'eccessiva cementificazione dei suoli, che causano continui disastri idrogeologici, sarà necessario investire maggiormente su un uso razionale e sostenibile del suolo tutelando la sostanza organica e la biodiversità.
Siamo fortemente preoccupati – continua Moscaritolo  - essenzialmente per due motivi: le compensazioni per l’attività estrattiva che sono ancora impercettibili e per la scelta del Governo di avocare a se ogni atto decisionale per le nuove ricerche ed estrazioni, ciò rappresenta un duro colpo d’immagine per le nostre produzioni di qualità. Le royalties del petrolio inoltre devono essere utilizzate per compensare il sacrificio degli imprenditori agricoli-zootecnici e per contribuire a realizzare la rete di trasformazione, commercializzazione e promozione del “mangiare sano mangiare lucano”. Anche per questo la Cia ha sempre considerato le royalties del petrolio un’opportunità, forse l’ultima che abbiamo insieme al nuovo Psr 2014-2020 per finanziare interventi per la tutela del territorio. Per noi è necessario sfatare un luogo comune, inutile e sbagliato, sul dualismo tra cibo ed energia che tradotto vuol dire petrolio contro agricoltura. Si tratta di produrre cibo ed energia in modo sostenibile, come occasione di sviluppo per le imprese agricole e per l'intera società”.

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