Presentato Monaci,cavalieri,pellegrini al Santuario di Picciano

punti apici 22/06/2015
ore 09:38
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AGRPubblico delle grandi occasioni quello che ha accolto nelle sale di Palazzo Viceconte, già Palazzo Venusio, a Matera, nella serata di sabato 20 giugno la presentazione ufficiale del volume di don Donato Giordano o.s.b. – edito da Altrimedia edizioni - “Monaci, cavalieri e pellegrini al Santuario di Picciano”: un’opera che aggiunge un tassello importante nel panorama delle produzioni culturali a sostegno della Capitale europea della cultura nel 2019. Una ricostruzione storica di significativa importanza, quella realizzata da don Giordano, di cui qualità e quantità dei documenti sono una garanzia evidente, tanto che per Cosimo Damiano Fonseca, autore della prefazione del libro, testimonia la “ragionevolezza” di una titolarità accademica a Matera “per facoltà conseguenti alla sua posizione geografica”, uno dei segni di quello spessore culturalmente rilevante e innegabile che ha determinato l’impegno ante-litteram da parte del primo rettore della Università della Basilicata a favore della università a Matera.
L’incontro, moderato dal giornalista de “La Gazzetta del Mezzogiorno” Pasquale Doria, ha posto l’accento sulle fatiche dell’autore, don Donato Giordano (monaco dell’Ordine di San Benedetto), che attraverso la poderosa ricerca e il rilevante corredo iconografico ha saputo consegnare ai presenti le tracce di una presenza ultra millenaria. Un risultato ben argomentato da quei documenti continuativi ed estensivi che il professore Ferdinando Mirizzi (Università della Basilicata) non ha esitato a riconoscere come il fondamento logico e argomentativo dell’intero studio. Interessantissime le connessioni e i riferimenti che mettono Picciano e il santuario al centro di un complesso incrocio di storie, culture, contaminazioni, o mettono in relazione diretta con l’Abruzzo attraverso le vie degli antichi tratturi della transumanza e la profonda religiosità popolare di pastori e pellegrini; offrono uno squarcio illuminante sulle storia minore di queste contrade attraverso i secoli; spiegano usanze e tradizioni sino all’oblio e alla successiva rinascita, quando cioè grazie ai monaci della Congregazione di Monte Oliveto si rese possibile – non più di sessanta anni fa – dare nuovo ruolo e nuovi significati al Santuario. È stato l’abate generale emerito della congregazione, Michelangelo Tiribilli, assieme a monsignore Ligorio, arcivescovo di Matera-Irsina, a “fare memoria” di questi ultimi, fondamentali passaggi nella storia del Santuario, che ci consegnano oggi questa piccola grande storia.
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