A Milano “La Basilicata e le nuovi narrazioni del paesaggio”

punti apici 18/06/2015
ore 12:50

La regione raccontata dagli scrittori Gaetano Cappelli, Raffaele Nigro e Giuseppe Lupo nella cornice della libreria Rizzoli

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AGR“La Basilicata e le nuovi narrazioni del paesaggio” sono state raccontate dagli scrittori Gaetano Cappelli, Raffaele Nigro e Giuseppe Lupo nella prestigiosa cornice della libreria Rizzoli, in pieno centro a Milano. “Spesso le mie storie nascono in Lucania, regione in cui vivo e dove ho scritto 15 libri – dichiara il romanziere di Potenza Gaetano Cappelli - e trovano uno sviluppo fuori, in giro per il mondo, un po' come accade per le nostre vite: oggi è difficile che uno rimanga per sempre nel paese in cui è nato, o comunque ci sono momenti di passaggio in altre zone, lavori che ci aspettano o che vorremmo ci aspettassero. Ecco, io parlo di tutto questo nei miei romanzi, che sono delle commedie di persone simpatiche e brillanti, che in qualche modo rispecchiano il  tempo e la nostra vita”. A uno dei tanti incontri che si svolgeranno nel capoluogo lombardo, entro il 28 giugno, su iniziativa dell'Apt Basilicata nell'ambito delle attività “fuori Expo”, ha partecipato anche Raffaele Nigro: “Nel 1967 mi fermai a Bari per frequentare l'università, poi mi trasferii a Roma dove vinsi il concorso Rai come giornalista e in tutti quegli anni non ho mai scritto della Basilicata – sottolinea l'autore -. Ho iniziato nel 1985, per dimostrare che c'è stato un dopo-Levi: lui come Verga sosteneva che il mondo arcaico è pietrificato, fatto di contadini lontani dallo Stato, e questo in parte è vero, ma nella realtà i mutamenti in Lucania ci sono stati, affidati proprio alle rivolte degli agricoltori, che in qualche modo hanno preteso i propri diritti”. E mentre Nigro attende la trasposizione cinematografica di “Malvarosa” (finalista al premio Campiello 2005), Giovanni Lupo, unico scrittore tra i tre a vivere lontano dalla Basilicata, parla della sua regione come una fotografia aerea. “Ho lasciato la Lucania 33 anni fa, quando ci fu il terremoto – ricorda lo scrittore – e questo ha determinato in me racconti più drammaturgici. Ma grazie alle parole, che sono come cubetti di Lego, ho ricostruito un mondo di macerie, l'ho ripianificato, ridandogli un volto nuovo”.

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