Potenza (Dc-Libertas) su ruolo cattolici in politici

punti apici 09/03/2015
ore 10:20
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AGR"Le vicende di profonda lacerazione del Pd materano non possono che preoccupare anche chi non ha la tessera del Pd ed in primo luogo “allarmano” i cattolici impegnati in politica che guardano con speranza al futuro di Matera e dell'intera regione e di conseguenza alle nuove opportunità di benessere sociale. Solo qualche giorno fa, in occasione della morte del Presidente-galantuomo Raffaele Dinardo, tanti autorevoli dirigenti del Pd nell'esaltare il suo nobile esempio di servizio della nostra gente hanno ricordato quella fase politica regionale che, con i dovuti distinguo storici, ha molte similitudini con l'attuale perchè il nodo di oggi, come quello di ieri, è la contaminazione tra cattolici e sinistra nel Pd e fuori".
Lo dichiara Giuseppe Potenza (Dc-Libertas Basilicata). "Dinardo (corsi e ricorsi, su “incarico” di Luongo) era riuscito a svolgere quel delicato compito di mediatore tra le due componenti essenziali della politica italiana traghettando la Basilicata da una fase istituzionale convulsa ad una nuova e di rispetto-confronto-dialogo tra ex comunisti ed ex democristiani.
In proposito, mi vengono in mente le parole dell'editoriale della rivista Civiltà cattolica di Padre Occhetta impegnato a misurare il grado di cattolicesimo presente nell’azione politica di Matteo Renzi: “Il baricentro a cui punta Renzi è strettamente intrecciato con la radice cattolica; è dunque una ‘radice che nutre’ e non una presenza organizzata che ispira un’azione del mondo cattolico, nonostante permanga un legame profondo della società con la cultura e la tradizione cattolica. Può bastare?”. Per noi la risposta secca, decisa e convinta è negativa. La verità è che chiunque voglia fare i conti con Renzi, superando l’attuale carenza democratica, e costruire un’ipotesi di alternativa, ha assunto consapevolezza che senza i cattolici moderati non ha alcuna chance. Dunque il processo di nuovo protagonismo dei cattolici in politica va avanti, ma è indispensabile per i cattolici individuare il contenitore della buona politica. Più che un atteggiamento, un cattolico con responsabilità nelle istituzioni deve spendersi per un progetto di vita.
E’ tornato il tempo in cui i cattolici hanno l’obbligo morale di uscire dalle sacrestie e invadere il mondo seminando testimonianze di vita verace. E’ giunto il tempo in cui tutelare gli interessi di tutti e gestire la cosa pubblica con onestà e trasparenza deve essere sinonimo di preghiera. Una preghiera fatta non solo di parole sia pure belle, ma di gesti concreti perchè la politica ritorni servizio delle nostre  comunità. Papa Francesco nello “storico intervento” da Strasburgo ha invitato i cattolici all’impegno sociale e politico. Assai confusa, tuttavia, è ancora la situazione esistente, non solo e non tanto nella diversa distribuzione delle presenze cattoliche nei vecchi partiti ormai esausti, espressione  di una realtà politica in via di convulsa trasformazione, ma anche nello stesso retroterra cattolico, tanto sul versante del variegato e complesso associazionismo cattolico che su quello della gerarchia ecclesiastica.
L’impresa che ci attende – noi, in proposito, continuiamo a confidare nell’impegno del Presidente Pittella al dialogo cattolici-moderati e sinistra-riformista – riguarda soprattutto il superamento del diffuso senso di smarrimento. Le ultime elezioni regionali indicano che quasi il 50% dei lucani appare pericolosamente convinto che la politica non incida più sulla vita reale dei cittadini. La sfiducia è anche il prezzo amaro pagato da chi ha creduto nelle promesse dell’economia virtuale della finanza, fatta passare per economia reale. La sfiducia è quella che si esprime nella disaffezione dall’impegno politico di base, come dalla militanza vissuta con passione per cause di giustizia, di pace e di promozione umana. Senza fiducia non si va da nessuna parte: il grande rischio è il prevalere di una tristezza individualista che scaturisce dalla coscienza isolata. Per non lasciarsi rubare la speranza, come per non restare assediati nel Palazzo dalle manifestazioni di protesta, è necessario riscoprire le ragioni del bene comune e della solidarietà. E' necessario riprendere il “testimone” che ci ha affidato Dinardo perchè solo la contaminazione tra ex comunisti ed ex democristiani può risolvere l'attuale problema della classe dirigente del Pd che si scarica sul futuro della comunità lucana".

bas 02

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